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	<title>WWF &#8211; Sardegna Rinnovabile</title>
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	<description>Per lo sviluppo delle energie rinnovabili in Sardegna</description>
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	<title>WWF &#8211; Sardegna Rinnovabile</title>
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		<title>Incendi, Apocalisse Sardegna, non chiamiatele calamita’</title>
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		<dc:creator><![CDATA[WWF]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 28 Jul 2021 07:51:53 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Solo il 4% degli incendi è dovuto a cause naturali, nella maggioranza dei casi si tratta di crimini contro il pianeta Assenza di cura e manutenzione del territorio e crisi climatica alla base del disastro In fumo un immenso patrimonio di biodiversità, una ferita gravissima al paesaggio e al capitale naturale dell’isola. Nel solo 2020 [...]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;">Solo il 4% degli incendi è dovuto a cause naturali, nella maggioranza dei casi si tratta di crimini contro il pianeta</p>
<p style="text-align: center;">Assenza di cura e manutenzione del territorio e crisi climatica alla base del disastro</p>
<p style="text-align: center;"><em>In fumo un immenso patrimonio di biodiversità, una ferita gravissima al paesaggio e al capitale naturale dell’isola. </em></p>
<p style="text-align: center;"><em>Nel solo 2020 quasi 27.000 ettari di territorio bruciati in Italia<br />
</em></p>
<p style="text-align: center;"><em>Leggi il report <a href="https://sardegnarinnovabile.org/wp-content/uploads/2021/07/Mediterraneo-in-fiamme.pdf">&#8216;Mediterraneo in fiamme&#8217;</a><br />
</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Un disastro immane che ha azzerato la biodiversità, distrutto interi ecosistemi, carbonizzato boschi secolari, sterminato migliaia di animali: dai mammiferi agli uccelli, dagli insetti agli anfibi e ai rettili. Enormi porzioni di paesaggio sono ormai irriconoscibili.  Un disastro immane, per l&#8217;agricoltura, la pastorizia e le migliaia di persone coinvolte che ha alla base precise responsabilità umane che si chiamano assenza di cura e manutenzione del territorio (fondamentali per la prevenzione degli incendi) e cambiamento climatico.</p>
<p><em>&#8220;Dobbiamo smettere di pensare ai nostri boschi solo dopo che si verificano immani tragedie come questa, con costosi interventi straordinari o emergenziali. È necessario investire sulla prevenzione attraverso una quotidiana gestione e cura del territorio</em>&#8211; <strong>ha dichiarato Carmelo Spada, Delegato WWF per la Sardegna-</strong>. <em>Appena terminata l’emergenza dovranno essere accertate le responsabilità e puniti i colpevoli e si dovranno adottare tutte le misure previste dalla legge per il ripristino dell’ambiente come il divieto di pascolo e di caccia&#8221;. </em></p>
<p>Gli incendi che nelle ultime 48 ore hanno devastato l&#8217;oristanese (circa 20 mila gli ettari interessati dal fuoco) non hanno risparmiato nemmeno l&#8217;olivastro millenario di Cuglieri, un vero e proprio biglietto da visita per la Sardegna occidentale e i suoi abitanti. Oggi di quel maestoso monumento naturale, colpito dalle fiamme anche perché circondato da erba alta, non restano che rami anneriti e fumanti.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>EMERGENZA INCENDI NEL MEDITERRANEO</strong></p>
<p>Come emerge dal report WWF &#8220;<a href="https://sardegnarinnovabile.org/wp-content/uploads/2021/07/Mediterraneo-in-fiamme.pdf">Mediterraneo in fiamme&#8221; </a>l’Italia, con una superficie bruciata media annua di 72.945 ettari, si pone ben al di sopra della media (poco più di 62.000 ettari) ed è terza dietro a Portogallo e Spagna. A fronte di una diminuzione numerica degli incendi, aumenta purtroppo l&#8217;estensione delle superfici percorse dal fuoco. In Italia, nel 2020, si sono verificati 7 incendi che hanno coinvolto aree più estese oltre 500 ettari, il più grande dei quali ha bruciato oltre 3.000 ettari nella provincia di Trapani alla fine di agosto. A partire dal 2017 una nuova generazione di incendi è apparsa nell&#8217;Europa mediterranea, superando per dimensione e portata i grandi incendi. Si tratta dei mega-incendi, che generano vere e proprie tempeste di fuoco. Dal 1° gennaio e fino al 14 luglio EFFIS <em>(European Forest Fire Information System) </em>ha registrato in Italia in totale 157 incendi con superfice maggiore di 30 ettari, mentre la media annua tra il 2008 e il 2020 si attesta a 66. nello stesso arco di tempo (1/1-14/7) la superfice totale incendiata ammonta a 26.931 ettari.</p>
<p><strong>Incendi dolosi.</strong> Gli incendi nella regione mediterranea hanno essenzialmente una componente umana: in media, l&#8217;uomo è responsabile del 96% degli incendi, che possono essere accidentali, causati da negligenza o generati intenzionalmente. Solo il 4% degli incendi è dovuto a cause naturali.</p>
<p>Il progressivo abbandono delle aree rurali e il conseguente recupero della vegetazione spontanea creano condizioni estremamente favorevoli al diffondersi delle fiamme.</p>
<p>L&#8217;aumento degli usi non agricoli dello spazio rurale &#8211; ricreazione, trasporto, vacanza, sub-urbanizzazione – facilitano l’innesco di fuochi accidentali e non. La presenza di una radicata &#8220;cultura del fuoco&#8221; diffusa in tutto il bacino del Mediterraneo a causa della quale la gente usa bruciare per “gestire” i campi, o la fiamma per cucinare all’aperto.</p>
<p>Determinante è inoltre l l’aumento significativo delle temperature medie globali provocate dal cambiamento climatico.</p>
<p><strong>Clima e incendi. </strong>La maggiore incidenza di fenomeni climatici estremi – dovuti al cambiamento climatico &#8211; interagisce con i cambiamenti socio-economici e con l’uso del suolo in Italia e in tutto il Mediterraneo. In Italia il patrimonio forestale costituisce il 35% del territorio nazionale e svolge importanti servizi ecosistemici a favore della collettività, come la tutela idrogeologica, la capacità di assorbimento di carbonio dall’atmosfera, la conservazione della biodiversità, lo svolgimento di attività turistico-ricreative. In Europa si stimano in circa 3 miliardi di euro l’anno i danni prodotti dagli incendi boschivi. Gli scenari climatici definiti dal Centro Euro-Mediterraneo per i Cambiamenti Climatici (CMCC) dimostrano come in Italia, in conseguenza dell’innalzamento della temperatura media, dell’allungamento di periodi siccitosi e della diminuzione di precipitazioni durante l’anno, è previsto un aumento del rischio incendi.  I fattori climatici aumentano il rischio incendi amplificando e rafforzando gli effetti dovuti alla cattiva gestione del territorio. Sempre il CMCC prevede nel nostro paese, nei prossimi decenni, un incremento del rischio incendi superiore al 20% in tutti gli scenari climatici e un allungamento della stagione degli incendi compreso tra 20 e 40 giorni. Questi fenomeni potranno determinare in Italia un aumento delle superfici percorse da incendi compreso tra il 21% e il 43% a seconda dello scenario considerato.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p align="center"><strong>Le 5 raccomandazioni del WWF per ridurre il rischio e l’incidenza degli incendi nel bacino del Mediterraneo</strong></p>
<p>1. <strong>RIDURRE L&#8217;ALTO TASSO DI INCIDENTI E PORRE FINE ALL&#8217;IMPUNITÀ</strong> attraverso la prevenzione e le condanne agli incendiari.</p>
<p>2. <strong>RIDURRE L&#8217;INFIAMMABILITÀ DEL PAESAGGIO</strong> attraverso piani di prevenzione efficaci e la mappatura delle aree a rischio.</p>
<p>3. <strong>MIGLIORARE LE CAPACITÀ DI DIFESA CIVILE,</strong> attraverso il miglioramento del coordinamento delle emergenze e l&#8217;educazione alla cultura del rischio.</p>
<p>4. <strong>MIGLIORARE LA GOVERNANCE DELLA GESTIONE DEGLI INCENDI,</strong> potenziando il coordinamento della prevenzione e della soppressione.</p>
<p>5. <strong>CONTRASTARE EFFICACEMENTE LA CRISI CLIMATICA, </strong>riducendo le emissioni di gas serra e aumentando la capacità di assorbimento di foreste e altri ecosistemi. Le istituzioni devono accelerare la transizione energetica verso un futuro senza combustibili fossili (carbone, petrolio e gas) con politiche che spingano in modo molto più ambizioso le energie rinnovabili assieme a risparmio ed efficienza energetica. Bisogna inoltre varare finalmente il Piano Nazionale di Adattamento, nonché i piani Regionali.</p>
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		<title>Sardegna, dal carbone alle rinnovabili entro il 2025 si può, lo studio</title>
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		<dc:creator><![CDATA[WWF]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 22 Jul 2021 12:25:06 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Chiudere gli impianti di produzione di energia elettrica alimentati a carbone entro il 2025, e decarbonizzare il sistema energetico al 2050 in Sardegna, evitando nuovi investimenti in combustibili fossili, è possibile e porta molti posti di lavoro. Lo dimostra lo studio, realizzato per conto del WWF dall’Università di Padova e dal Politecnico di Milano, “Una [...]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Chiudere gli impianti di produzione di energia elettrica alimentati a carbone entro il 2025,</strong> e decarbonizzare il sistema energetico al 2050 in Sardegna, evitando nuovi investimenti in combustibili fossili, è possibile e porta molti posti di lavoro. Lo dimostra lo studio, realizzato per conto del WWF dall’Università di Padova e dal Politecnico di Milano, “Una valutazione socio-economica dello scenario rinnovabili per la Sardegna”. Lo studio rileva anche che nuovi investimenti in combustibili fossili potrebbero rallentare il processo di transizione energetica dell’isola e rappresentare solo un costo per la collettività.</p>
<p>Date le caratteristiche geografiche, economiche e infrastrutturali dell’Isola (geograficamente isolata, con un potenziale interessante di sviluppo delle rinnovabili) e considerata l’assenza di rete gas, l’Isola può rappresentare un contesto particolare nel percorso di decarbonizzazione nazionale.</p>
<p><strong>La Sardegna deve emanciparsi dal carbone </strong>e dallo scarso sviluppo delle infrastrutture energetiche e di trasporto, ed è fra le regioni che più hanno potenziale di transitare direttamente ad un sistema energetico in linea con le ambizioni comunitarie al 2050, grazie all’ampio potenziale di fonti energetiche rinnovabili e un parco infrastrutturale energetico già obsoleto e pronto al <strong>rinnovamento. </strong></p>
<p>Lo studio si basa sull’idea che sia di interesse strategico considerare nelle valutazioni di costo/beneficio degli investimenti infrastrutturali nel settore energetico sardo, un orizzonte temporale in linea con gli scenari di decarbonizzazione di medio e lungo periodo. Per questo motivo è necessario identificare le soluzioni su cui indirizzare gli investimenti, minimizzando il rischio di soluzioni “transitorie” che rallenterebbero il processo di transizione energetica dell’isola con costi non recuperabili a carico della collettività.</p>
<p>Nel lungo periodo il gas metano non è compatibile con un sistema energetico decarbonizzato e i nuovi impianti a fonti fossili non sono più competitivi riguardo i costi, se confrontati con fonti di energia pulita come eolico e fotovoltaico.</p>
<p>Per mantenere in sicurezza il sistema elettrico sardo,<strong> lo studio ipotizza due scenari di transizione al 2025-2030, </strong>senza prevedere investimenti nel metano: sviluppo di impianti di pompaggio per una capacità complessiva di 400 MW (come proposto anche da Terna), sviluppo di generazione a idrogeno verde associata ad impianti di accumulo del vettore stesso. In questo scenario di transizione l’idrogeno viene utilizzato solamente per il bilanciamento elettrico e il livello di elettrificazione è considerato a metà strada rispetto al 2050. Le simulazioni suggeriscono che la dismissione degli impianti a carbone sardi non deve essere necessariamente accompagnata dalla realizzazione di nuovi impianti termoelettrici a metano, ma può essere sostituita da nuovi impianti di pompaggio o nuovi impianti Power-To-Hydrogen.</p>
<p><strong>Il gas naturale non viene considerato nemmeno nel medio termine</strong> come un’alternativa tecnologica “ponte”. Soprattutto l’impiego di capitali per una nuova rete del gas o per impianti a metano, espone al rischio di attivi non recuperabili (gli stranded asset) e all’effetto lock-in degli investimenti, diventando anche una barriera al sistema di incentivazione per le FER e l’efficienza energetica.</p>
<p>La Sardegna inoltre potrebbe rappresentare il contesto ideale per anticipare anche la penetrazione della filiera idrogeno verde nei sistemi elettrici.</p>
<p><strong>Analisi costi-benefici e ricadute occupazionali.</strong> Il lavoro, inoltre, fornisce un’analisi dei costi e benefici legati allo sviluppo degli scenari green proposti. La velocità con cui la transizione verso fonti energetiche rinnovabili avrà luogo dipenderà sia dai futuri costi di queste tecnologie.</p>
<p>La realizzazione degli scenari al 2030 necessita di circa 3-4 miliardi di euro di investimenti nel periodo 2021-2030, mentre per lo scenario di neutralità climatica al 2050, gli investimenti addizionali richiesti sono stati valutati in circa 18-20 miliardi di euro.</p>
<p><strong>Di notevole importanza anche le ricadute economiche ed occupazionali.  </strong>Al 2030 gli occupati diretti nel settore delle rinnovabili potrebbero ammontare a circa 3.000-4.000 unità a seconda delle diverse configurazioni. Al 2050, invece, gli occupati diretti potrebbero salire a circa 8.000-9.000 unità.</p>
<p>Per questo, emerge dallo studio che l’ipotesi di puntare alla metanizzazione oltre ad essere in contrasto con i contenuti degli accordi internazionali sul clima, limita il processo di transizione energetica.</p>
<p>L’isola non può investire sulla costruzione di dorsali, mini-dorsali, rigassificatori e nuovi cicli combinati, che la renderebbero dipendente dal gas fossile per i prossimi decenni, ma deve trarre vantaggio dalla <strong>disponibilità praticamente inesauribile di fonti rinnovabili i</strong>n luogo di quelle fossili, che oggi invece è costretta ad importare con rilevanti costi economici ed ambientali. Con l’implementazione degli scenari proposti al 2030 e 2050, la Sardegna potrebbe non solamente superare i target europei sulle emissioni di gas serra, ma bensì anticiparli, ponendosi in tal modo a livello globale come esempio di modello virtuoso di un epocale cambio di paradigma sistemico.</p>
<p>“Lo studio condotto insieme al Politecnico” afferma il <strong>prof. Arturo Lorenzoni</strong> <strong>che ha coordinato lo studio</strong> insieme alla prof. Paola Valbonesi e alla prof. Chiara D’Alpaos per il Centro Studi Levi Cases dell’Università degli Studi di Padova, “ci ha offerto la possibilità di verificare la desiderabilità di una transizione rapida verso le fonti rinnovabili, conveniente sul piano economico in primo luogo, oltre che ambientale. Infatti, anche prescindendo dalla valutazione dei benefici su scala globale, che ispirano le politiche europee e nazionali, si è visto che l’economia locale ha vantaggio dalla conversione verso le fonti rinnovabili. Investimenti ulteriori nelle fonti fossili avrebbero l’effetto di rimandare una conversione reale verso le fonti decarbonizzate. La Sardegna è un sistema isolato interessante da studiare, perché mostra come sistemi più ampi possano essere pensati in futuro come un insieme di sistemi privi di combustibili fossili, bilanciati su scala locale e interconnessi.</p>
<p>“Lo studio smentisce molte delle dichiarazioni che si leggono in questi giorni sui giornali della nostra isola –dice<strong> Carmelo Spada, Delegato del WWF Italia per Sardegna- </strong>il gas è il passato, le rinnovabili sono il futuro e assicurano che il ‘combustibile’ (sole e vento) sia sempre disponibile in natura. Chi pensa di metanizzare oggi la Sardegna e basarsi sul gas per altri 30 anni non ha certo a cuore né i posti di lavoro, né l’indipendenza energetica dell’isola. Peraltro, proprio in Sardegna hanno enormi potenzialità anche le comunità energetiche, fortemente legate ai territori e alla realtà dei comuni dell’entroterra sardo. La ricetta per lo sviluppo sostenibile dell’isola è a portata di mano, chi vorrebbe prendere altre strade non lo fa certo nell’interesse dei sardi.  La totale eliminazione delle fonti fossili nella produzione di energia in Sardegna deve avvenire grazie alle <strong>fonti rinnovabili</strong> (sole e vento) che potranno e dovranno essere rispettose dei valori paesaggistici, culturali e ambientali dell’isola”.</p>
<p>Il report integrale nella <a href="http://wcgbjib.emctrack.com/trk/click/@f*025j2F7ib38j2f2S1*3=0*81f8f9e1b6f2b*6,3*8efr2fbs9d3a9ffs0d1f9*f=0*532370b3862121123*0,8*f7f@elb3fib36x3b8af42*b=9*3299f8001099f9045*2,7*bn8l2i2d1*3=0989f8f1e0b8f3b86,3*8cfi2db*9=3696f9061398f8085,2*7lbi8d2*2=17300189f9f0e0b6f,b*6k3U83fL2Ib39f3n9of30*1=92f-0" target="_blank" rel="noopener noreferrer" data-auth="NotApplicable" data-linkindex="1"><strong>sezione pubblicazioni del sito WWF &gt;&gt;</strong></a></p>
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		<title>Sardegna Rinnovabile: positiva la discesa in campo di Enel per la decarbonizzazione accelerata dell’Isola e il salto dell’inutile e costoso passaggio dalla metanizzazione</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alleanza Sardegna Rinnovabile]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 12 Jul 2021 13:50:26 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>L’alleanza delle associazioni ambientaliste riunite in “Sardegna Rinnovabile” (formata da WWF Italia, Legambiente, Greenpeace Italia e Kyoto Club) valuta molto positivamente il ruolo attivo che Enel, con il suo massimo esponente, l’A.D. Francesco Starace, ha dichiarato di voler giocare per la decarbonizzazione accelerata dell’isola, saltando il passaggio del gas. In attesa di approfondire i particolari, [...]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>L’alleanza delle associazioni ambientaliste riunite in<strong><a href="https://sardegnarinnovabile.org/"> “Sardegna Rinnovabile”</a></strong> (formata da <strong>WWF Italia, Legambiente, Greenpeace Italia e Kyoto Club)</strong> valuta molto positivamente il ruolo attivo che Enel, con il suo massimo esponente, l’A.D. Francesco Starace, ha dichiarato di voler giocare per la decarbonizzazione accelerata dell’isola, saltando il passaggio del gas. In attesa di approfondire i particolari, in vista della prossima uscita dal carbone, è senza dubbio un bene che si mettano in luce le potenzialità dell’elettrificazione e i vantaggi del salto tecnologico. Sardegna Rinnovabile si augura anche che le dichiarazioni del ministro Cingolani possano preludere a una spinta da parte del governo in questo senso, anche per coagulare le necessarie risorse pubbliche e private, come già assicurato nei mesi scorsi dalla viceministra allo Sviluppo Economico Alessandra Todde.</p>
<p>Portare il gas in Sardegna adesso sarebbe davvero uno spreco di risorse pubbliche e di soldi dei cittadini (in bolletta), dal momento che le alternative tecnologiche a carbonio zero sono già disponibili. Inoltre, fare della Sardegna la prima grande isola a carbonio zero sarebbe un formidabile volano economico che esalterebbe tutta la ricchezza e le potenzialità dell’isola.</p>
<p>Ci auguriamo che le forze vive della Sardegna, dai Comuni agli agricoltori alle piccole e medie imprese, con molte delle quali la nostra alleanza ha già svolto iniziative e condiviso proposte, colgano questa come un’opportunità per mettere in campo ulteriori iniziative e realizzare la visione alla base di “Sardegna Rinnovabile”.</p>
<p>I cittadini sardi lo hanno già capito da tempo, come ha dimostrato il nostro sondaggio dell’ <a href="https://sardegnarinnovabile.org/sondaggio-cittadini/">ottobre scorso</a> dal quale emergeva che una maggioranza schiacciante (84%) dei cittadini sardi auspica che, dopo la chiusura delle centrali a carbone, l’energia in Sardegna vada prodotta con fonti rinnovabili e che nel confronto tra metano e fonti rinnovabili, sono queste ultime a vincere nettamente la sfida: sono preferite da oltre otto sardi su dieci (86% per le rinnovabili, 9% per il gas).</p>
<p>Le polemiche con cui alcuni esponenti politici, industriali e sindacali hanno accolto l&#8217;ipotesi dell&#8217;elettrificazione e di 100% energie rinnovabili, peraltro dimostrano invece che una parte della classe dirigente sarda è assai più indietro dei cittadini e delle imprese che dovrebbero rappresentare.</p>
<p>Negli approfondimenti politici, peraltro, va anche posta una visione del futuro possibile sviluppo dell’isola, non ancorandosi ad alcune realtà fortemente assistite, ma capendo come può svilupparsi in modo avanzato e davvero sostenibile il ruolo anche manifatturiero dell’isola.</p>
<p>Insieme alla necessaria accelerazione dei lavori per la rete di trasmissione elettrica (volto a garantire la sicurezza energetica dell’isola in un contesto anche europeo), l’accelerazione dell’elettrificazione, delle rinnovabili e, sottolineiamo, dell’efficienza energetica costituiscono una formidabile opportunità di sviluppo dell’isola. Il 2025 può e deve segnare la data dell’uscita della Sardegna non solo dal carbone, ma dal carbonio, in linea con le tendenze a livello mondiale.</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://sardegnarinnovabile.org/sardegna-rinnovabile-positiva-la-discesa-in-campo-di-enel-per-la-decarbonizzazione-accelerata-dellisola-e-il-salto-dellinutile-e-costoso-passaggio-dalla-metanizzazione/">Sardegna Rinnovabile: positiva la discesa in campo di Enel per la decarbonizzazione accelerata dell’Isola e il salto dell’inutile e costoso passaggio dalla metanizzazione</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://sardegnarinnovabile.org">Sardegna Rinnovabile</a>.</p>
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		<title>Il futuro delle rinnovabili in Sardegna è già realtà</title>
		<link>https://sardegnarinnovabile.org/il-futuro-delle-rinnovabili-in-sardegna-e-gia-realta/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Alleanza Sardegna Rinnovabile]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Mar 2021 11:38:13 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Mercoledì 24 marzo, con il webinar “Sardegna Rinnovabile: obiettivo zero emissioni di carbonio. Comunità energetiche e salto tecnologico verso la transizione 100% green” l’alleanza Sardegna Rinnovabile ha discusso il tema della transizione energetica in Sardegna e di come questo sia un aspetto cruciale da definire nella partita energetica locale e nazionale. A fianco all’alleanza Sardegna Rinnovabile (composta [...]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Mercoledì 24 marzo, con il webinar<strong><a href="https://www.facebook.com/watch/live/?v=531626001568240&amp;ref=watch_permalink" target="_blank" rel="noopener noreferrer"> “Sardegna Rinnovabile: obiettivo zero emissioni di carbonio. Comunità energetiche e salto tecnologico verso la transizione 100% green”</a></strong> l’alleanza Sardegna Rinnovabile ha discusso il tema della transizione energetica in Sardegna e di come questo sia un aspetto cruciale da definire nella partita energetica locale e nazionale.<br />
A fianco all’alleanza <strong>Sardegna Rinnovabile</strong> (composta da <strong>WWF</strong>, <strong>Greenpeace</strong>, <strong>Legambiente</strong> e <strong>Kyoto Club</strong>) un testimone di eccezione, <strong>Paolo Fresu</strong>, musicista di fama internazionale, originario di Berchidda, importante comunità energetica sarda, e da sempre attento alla tutela della natura e all’utilizzo di fonti rinnovabili. Già nel 2011 Paolo Fresu in occasione del suo cinquantesimo compleanno aveva organizzato 50 concerti in luoghi incontaminati della Sardegna, completamente alimentati da energia solare.</p>
<p>“E’ importante che i cittadini sardi credano nelle fonti rinnovabili, in modo che l’Isola possa diventare quel grande laboratorio di costruzione di un percorso nuovo che è effettivamente possibile. Solo se il tema delle rinnovabili, dell’energia e del rapporto con il territorio sarà un tema comune e sentito da tutti, potremmo comprendere quanto sia importante metterlo in atto.” Ha affermato Paolo Fresu nel corso del webinar: “La discussione sulle rinnovabili significa coscienza, territorio, buona economia, buone pratiche e capacità di crescere.”</p>
<p>L’energia fossile non solo è inquinante, ma è una energia intrinsecamente ingiusta perché non è disponibile per tutti, mentre l’energia da fonti rinnovabili, grazie alle innovazioni tecnologiche, può essere distribuita in modo più equo, evitando così rischi di ulteriori conflitti. La Sardegna, un’Isola in cui il potenziale delle rinnovabili è immenso, è oggi la prima regione in Italia che può scegliere di intraprendere una transizione energetica al 100% green, diventando una best practice a livello internazionale che va verso il carbon free.<br />
Il futuro in Sardegna può essere ed è già realtà. Lo dimostrano alcuni modelli consolidati sul territorio, in particolare le comunità energetiche, gruppi di persone o collettività in grado di produrre autonomamente energia pulita e di rivendere quella non consumata, potendo quindi anche procurare vantaggi concreti alle popolazioni locali. Questo è quanto hanno sostenuto i componenti dell’alleanza, <strong>Francesco Ferrante</strong> (Kyoto Club), <strong>Giuseppe Onufrio</strong> (Direttore esecutivo Greenpeace Italia), <strong>Carmelo Spada</strong> (Delegato WWF Sardegna) e <strong>Vincenzo Tiana</strong> (Presidente Comitato Scientifico Legambiente Sardegna). In particolare i sindaci e i loro delegati, attraverso le esperienze nei loro territori, hanno sottolineato l’importanza di rendere la comunità totalmente autosufficienti da un punto di vista energetico. Tutti i progetti messi in campo nei loro Comuni, garantiscono non solo vantaggi ambientali, ma anche una migliore qualità di vita delle famiglie e assicurano un reale risparmio in bolletta. Ma soprattutto, l’autosufficienza energetica riesce ad essere anche uno strumento di lotta allo spopolamento.</p>
<p>Al webinar, coordinato da <strong>Mariagrazia Midulla</strong>, responsabile clima e energia di <strong>WWF Italia</strong>, ha partecipato anche la Viceministra allo sviluppo economico <strong>Alessandra Todde</strong> che ha sottolineato come non ci possiamo più permettere di ignorare il problema del clima e delle emissioni, come questo stia impattando nel modo in cui viviamo e quanto siano necessarie scelte lungimiranti di pianificazione.</p>
<p>Molti relatori di <strong><a href="https://sardegnarinnovabile.org/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Sardegna Rinnovabile </a></strong>hanno sottolineato la necessità di una vera strategia e di un vero piano di sviluppo sostenibile della Regione Sardegna, fondato sull’economia e le energie del futuro, nonché compatibile davvero con il patrimonio prezioso di natura, sole e vento dell’isola. Paolo Fresu ha coniato lo slogan finale dell’evento: Sardegna Rinnovabile dalla A alla Z, invitando tutti i comuni sardi, anche quelli che iniziano con l’ultima lettera dell’alfabeto, a darsi da fare per cogliere le opportunità legate anche alle nuove normative europee sulle comunità energetiche.</p>
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