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	<title>transizione energetica &#8211; Sardegna Rinnovabile</title>
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	<description>Per lo sviluppo delle energie rinnovabili in Sardegna</description>
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	<title>transizione energetica &#8211; Sardegna Rinnovabile</title>
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		<title>Rinnovabili in Sardegna: facciamo chiarezza</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Federico Butera]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 29 Aug 2024 12:56:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[eolico]]></category>
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		<category><![CDATA[transizione energetica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ci si indigna di fronte a richieste di connessione per 58 Gw di impianti eolici e fotovoltaici che devasterebbero il paesaggio. Non si dice però che è prassi normale che le imprese abbondino nelle richieste perché la probabilità di successo è bassa. Non è il numero di richieste fatte che conta, ma quante e quali [...]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Ci si indigna di fronte a richieste di connessione per 58 Gw di impianti eolici e fotovoltaici che devasterebbero il paesaggio. Non si dice però che è prassi normale che le imprese abbondino nelle richieste perché la probabilità di successo è bassa. Non è il numero di richieste fatte che conta, ma quante e quali si approvano. Comunicazione truccata per indurre una conclusione falsa.</p>
<p>La campagna contro lo sviluppo delle energie rinnovabili in Sardegna, denunciata pubblicamente dalla presidente Todde, ha l’obiettivo di far credere ai sardi che esiste un disegno perverso teso a sfruttare la loro isola depredandone le risorse e devastandone il paesaggio. La campagna fa uso di una disinformazione sistematica, fatta di verità raccontate in modo distorto e di palesi falsità, diffusa sulla stampa e sui social media, anche attraverso influencer con centinaia di migliaia di followers. È una campagna che va smontata.</p>
<p>Si dice ad esempio che lo stato italiano imponga 6,2 Gw di fonti rinnovabili; 5,2 più del necessario, visto che bastano gli attuali 2 Gw (2/3 della produzione da fonti fossili) per soddisfare il fabbisogno elettrico dell’isola. Falso. Le centrali convenzionali, a carbone o gas possono funzionare per circa ottomila ore l’anno a piena potenza, quindi produrre ottomila kWh per kW installato. Le centrali fotovoltaiche, invece, a causa dell’alternarsi giorno-notte e delle nuvole producono, in Sardegna, circa 1.350 kWh per kW installato. Quindi due Gw di una centrale termoelettrica producono circa sei volte più energia di due Gw di un impianto fotovoltaico, e lo stesso vale per l’eolico. A conti fatti, 6,2 Gw fotovoltaici in Sardegna produrrebbero l’equivalente del consumo attuale, un obiettivo ragionevole dato che, a causa del diffondersi delle auto elettriche e delle pompe di calore, la domanda di elettricità va ad aumentare.</p>
<p>Si dice anche che per installare 6,2 Gw l’occupazione di suolo sarebbe intollerabilmente alta. Ebbene, 6,2 Gw fotovoltaici occuperebbero lo 0,8% della Sau (Superficie agricola utile) e lo 0,4% dell’intera superficie regionale. Ancora meno se si considera il contributo dell’eolico. Propaganda, non informazione.</p>
<p>Ci si indigna di fronte a richieste di connessione per 58 Gw di impianti eolici e fotovoltaici che devasterebbero il paesaggio. Non si dice però che è prassi normale che le imprese abbondino nelle richieste perché la probabilità di successo è bassa. Non è il numero di richieste fatte che conta, ma quante e quali si approvano. Comunicazione truccata per indurre una conclusione falsa.</p>
<p>Poi ci sono le turbine eoliche alte come grattacieli. Certo, se sono a qualche centinaio di metri dalla costa sono inaccettabili, ma a 20-30 km di distanza, come è previsto, sono dei piccolissimi stecchini all’orizzonte, visibili solo nelle giornate di ottima visibilità. Informazione distorta.</p>
<p>C’è poi il tema delle tonnellate di cemento e di acciaio e scavi chilometrici per costruire i parchi eolici a terra. Non si dice però che l’alternativa è un certo numero di rigassificatori, un metanodotto che attraversa l’isola da sud a nord e relative ramificazioni. Per fare questo occorrono ben più tonnellate di cemento e di acciaio e scavi per migliaia di km. L’alternativa fossile devasta di più il territorio e richiede più cemento e acciaio. Comunicazione truccata.</p>
<p>Si dice che la Sardegna è sfruttata perché produce più elettricità di quanto non ne consumi. Vero, ma non si dice che l’interconnessione è bidirezionale e che serve a coprire i deficit produttivi temporanei. Falso che i sardi siano sfruttati.</p>
<p>Infine, per indurre ulteriore vittimismo, si sostiene che la Sardegna è la regione con le bollette più care. Vero, ma non perché i sardi paghino il kWh più degli altri italiani, come si lascia intendere. La famiglia sarda paga di più perché è quella che, in Italia, consuma più elettricità e il maggior consumo deriva dal fatto che si usano scaldabagni elettrici, stufe elettriche e pompe di calore molto più che nel resto d’Italia, non essendoci una rete gas diffusa. Farla ora, invece delle rinnovabili, sarebbe assurdo per ragioni sia ambientali (la Sardegna è già la regione italiana a più alte emissioni di Co2) sia economiche (riscaldare la casa o l’acqua con una pompa di calore elettrica costa molto meno che farlo con il metano).</p>
<p>Se la campagna di disinformazione ha successo, le multinazionali del fossile avranno campo libero totale, facendo scempio della Sardegna e bloccandone la transizione energetica verso le rinnovabili. Cui prodest?</p>
<p>Federico Butera &#8211; Professore em.to di fisica tecnica ambientale al Politecnico di Milano</p>
<p>Il Manifesto &#8211; 29 Agosto 2024</p>
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		<title>COP26, finale deludente ma resta una finestra aperta</title>
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		<dc:creator><![CDATA[WWF]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 21 Dec 2021 15:25:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[cambiamento climatico]]></category>
		<category><![CDATA[transizione energetica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Verso la giusta direzione Siamo venuti a Glasgow aspettandoci dai leader globali un accordo che prevedesse un cambio di passo nella velocità e nella portata dell’azione climatica. Anche se questo cambio di passo non è arrivato, e il testo concordato sia lontano dalla perfezione, ci stiamo muovendo nella giusta direzione. Tre grandi gap da colmare [...]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h2>Verso la giusta direzione</h2>
<p>Siamo venuti a Glasgow aspettandoci dai leader globali un accordo che prevedesse un cambio di passo nella velocità e nella portata dell’azione climatica. Anche se questo cambio di passo non è arrivato, e il testo concordato sia lontano dalla perfezione, ci stiamo muovendo nella giusta direzione.</p>
<h2>Tre grandi gap da colmare</h2>
<p>I governi dovevano fare progressi per risolvere<strong> tre grandi lacune</strong>: la mancanza di obiettivi di riduzione delle emissioni nel breve periodo, la mancanza di regole per fornire e monitorare i progressi fatti, e l’insufficiente finanziamento all’azione climatica necessaria per indirizzare il mondo verso un futuro più sicuro.</p>
<h2>Nuove opportunità per i Paesi</h2>
<p>Alcuni progressi sono stati fatti. Ora i Paesi hanno nuove opportunità per realizzare ciò che sanno che deve essere fatto per evitare la catastrofe climatica. Ma se non faranno leva sull’attuazione concreta dell’azione per il clima e non mostreranno risultati sostanziali, la loro credibilità sarà sempre a rischio.</p>
<h2>Accelerazione degli impegni entro il 2022</h2>
<p>Il WWF accoglie con favore la richiesta di <strong>un’accelerazione a breve termine degli impegni per il clima entro il 2022</strong>. I paesi devono raggiungere collettivamente il 50% di riduzione di CO2 entro il 2030 e innalzare i propri impegni di conseguenza nel 2022 rispettando l’obiettivo di 1,5°C.</p>
<p>La COP26 si è conclusa nella serata di sabato 13 novembre con decisioni deboli in una serie di aree importanti, tra cui l’adattamento, il cosiddetto <em>Loss and Damage </em>(perdite e danni) e la finanza climatica. Occorre però riconoscere che nel testo ci sono degli appigli significativi che i paesi possono sfruttare per aumentare le proprie ambizioni climatiche a breve termine e per implementare politiche climatiche vincolanti.</p>
<p><strong>I sussidi ai combustibili fossili per la prima volta nel testo </strong></p>
<p>Questa COP per la prima volta menziona i sussidi ai combustibili fossili in un testo finale approvato. Questo è un elemento importante, così come il riconoscimento della necessità di accelerare gli investimenti in energia pulita, garantendo allo stesso tempo una giusta transizione.  Il primo testo è stato ben accolto dal WWF, che però è rimasto profondamente deluso dall’annacquamento del linguaggio sul carbone che è passato da phase-out a phase-down per un singolo paese, l’India. Il WWF sottolinea che sono necessari un linguaggio forte, nonché scadenze e modi di operare chiari se si vuole raggiungere la transizione necessaria da tutti i combustibili fossili. <strong>I paesi sanno che non si potrà mai risolvere la crisi climatica senza una profonda decarbonizzazione in ogni settore, azioni concrete per fermare la perdita della natura, e un restauro su larga scala.</strong></p>
<p><strong>Il ruolo della Natura </strong></p>
<p>La natura è veramente arrivata alla COP26. I leader stanno finalmente riconoscendo che l’azione per proteggere e ripristinare la natura deve essere al centro della nostra risposta alla crisi climatica, insieme ad una completa trasformazione del sistema energetico. Il riconoscimento del ruolo della natura da parte della COP26 deve spingere tutti i paesi a considerare il contributo della natura nei loro piani climatici nazionali, anche nell’adattamento.</p>
<p><strong>Il tempo sta per scadere</strong></p>
<p>La finestra temporale che resta si sta chiudendo velocemente, quindi è tempo che i leader mondiali mantengano tutte le loro promesse per garantire un futuro sicuro e piacevole a tutti. Glasgow è stato un punto di partenza e non di arrivo.  Dobbiamo tutti lavorare perché la crisi climatica venga affrontata, in ogni ambito, con la rapidità e l’incisività necessarie: nessuno è al sicuro e abbiamo tutti troppo da perdere, noi e il Pianeta</p>
<p><em>Mariagrazia Midulla, responsabile Clima ed Energia del WWF Italia, a Glasgow per seguire la COP26</em></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>COP26, la bozza di accordo fa passi indietro</title>
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		<dc:creator><![CDATA[WWF]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 21 Dec 2021 15:19:15 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Rivista la bozza di un possibile accordo La bozza di un possibile accordo, che era stata presentata alla COP26  è stata rivista e ha fatto passi indietro rispetto ad alcune aree chiave. Lo afferma il WWF, che di fronte all’emergenza climatica, aveva considerato il testo precedente come una base di partenza e si aspettava diventasse [...]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h2>Rivista la bozza di un possibile accordo</h2>
<p>La bozza di un possibile accordo, che era stata presentata alla COP26  è stata rivista e ha fatto passi indietro rispetto ad alcune aree chiave. Lo afferma il WWF, che di fronte all’emergenza climatica, aveva considerato il testo precedente come una base di partenza e si aspettava diventasse più forte e concreto nelle aree cruciali.</p>
<h2>Basta sussidi ai fossili</h2>
<p>L’eliminazione accelerata dell’energia elettrica a carbone e dei sussidi inefficienti per i combustibili fossili è notevolmente più debole rispetto a quella del testo precedente, ma rappresenta comunque un segnale importante. Se vogliamo assicurarci di mantenere il riscaldamento globale entro 1,5°C, è urgente l’eliminazione di tutto il carbone e di tutti i sussidi per i combustibili fossili, con delle scadenze precise per l’attuazione.</p>
<h2>Serve un’azione a breve termine</h2>
<p>Il WWF accoglie con favore l’intenzione di innalzare gli impegni sul clima entro il 2022, che continua ad essere presente nel testo, ma non è ancora allineato a 1,5℃. Questo impegno deve essere accompagnato da un’azione a breve termine, per esempio, accettando di eliminare gradualmente le migliaia di miliardi spesi ogni anno per sovvenzionare i combustibili fossili, che potrebbero servire a raggiungere i 100 miliardi di dollari che le parti non sono riuscite a raggiungere durante questi negoziati a Glasgow.</p>
<h2>Il ruolo cruciale della natura</h2>
<p>È comunque incoraggiante che il nuovo testo sottolinei il ruolo cruciale della natura nel raggiungimento dell’obiettivo fissato dell’Accordo di Parigi. La scienza parla chiaro: non esiste una strada percorribile per limitare il riscaldamento globale a 1,5C senza la natura.  È vitale che le parti assicurino che questa dicitura rimanga nel testo finale. Il WWF apprezza anche la raccomandazione ai governi di incorporare la natura nei loro piani d’azione nazionali per il clima.</p>
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		<title>Sardegna, dal carbone alle rinnovabili entro il 2025 si può, lo studio</title>
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		<dc:creator><![CDATA[WWF]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 22 Jul 2021 12:25:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[rinnovabile]]></category>
		<category><![CDATA[sardegna]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Chiudere gli impianti di produzione di energia elettrica alimentati a carbone entro il 2025, e decarbonizzare il sistema energetico al 2050 in Sardegna, evitando nuovi investimenti in combustibili fossili, è possibile e porta molti posti di lavoro. Lo dimostra lo studio, realizzato per conto del WWF dall’Università di Padova e dal Politecnico di Milano, “Una [...]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Chiudere gli impianti di produzione di energia elettrica alimentati a carbone entro il 2025,</strong> e decarbonizzare il sistema energetico al 2050 in Sardegna, evitando nuovi investimenti in combustibili fossili, è possibile e porta molti posti di lavoro. Lo dimostra lo studio, realizzato per conto del WWF dall’Università di Padova e dal Politecnico di Milano, “Una valutazione socio-economica dello scenario rinnovabili per la Sardegna”. Lo studio rileva anche che nuovi investimenti in combustibili fossili potrebbero rallentare il processo di transizione energetica dell’isola e rappresentare solo un costo per la collettività.</p>
<p>Date le caratteristiche geografiche, economiche e infrastrutturali dell’Isola (geograficamente isolata, con un potenziale interessante di sviluppo delle rinnovabili) e considerata l’assenza di rete gas, l’Isola può rappresentare un contesto particolare nel percorso di decarbonizzazione nazionale.</p>
<p><strong>La Sardegna deve emanciparsi dal carbone </strong>e dallo scarso sviluppo delle infrastrutture energetiche e di trasporto, ed è fra le regioni che più hanno potenziale di transitare direttamente ad un sistema energetico in linea con le ambizioni comunitarie al 2050, grazie all’ampio potenziale di fonti energetiche rinnovabili e un parco infrastrutturale energetico già obsoleto e pronto al <strong>rinnovamento. </strong></p>
<p>Lo studio si basa sull’idea che sia di interesse strategico considerare nelle valutazioni di costo/beneficio degli investimenti infrastrutturali nel settore energetico sardo, un orizzonte temporale in linea con gli scenari di decarbonizzazione di medio e lungo periodo. Per questo motivo è necessario identificare le soluzioni su cui indirizzare gli investimenti, minimizzando il rischio di soluzioni “transitorie” che rallenterebbero il processo di transizione energetica dell’isola con costi non recuperabili a carico della collettività.</p>
<p>Nel lungo periodo il gas metano non è compatibile con un sistema energetico decarbonizzato e i nuovi impianti a fonti fossili non sono più competitivi riguardo i costi, se confrontati con fonti di energia pulita come eolico e fotovoltaico.</p>
<p>Per mantenere in sicurezza il sistema elettrico sardo,<strong> lo studio ipotizza due scenari di transizione al 2025-2030, </strong>senza prevedere investimenti nel metano: sviluppo di impianti di pompaggio per una capacità complessiva di 400 MW (come proposto anche da Terna), sviluppo di generazione a idrogeno verde associata ad impianti di accumulo del vettore stesso. In questo scenario di transizione l’idrogeno viene utilizzato solamente per il bilanciamento elettrico e il livello di elettrificazione è considerato a metà strada rispetto al 2050. Le simulazioni suggeriscono che la dismissione degli impianti a carbone sardi non deve essere necessariamente accompagnata dalla realizzazione di nuovi impianti termoelettrici a metano, ma può essere sostituita da nuovi impianti di pompaggio o nuovi impianti Power-To-Hydrogen.</p>
<p><strong>Il gas naturale non viene considerato nemmeno nel medio termine</strong> come un’alternativa tecnologica “ponte”. Soprattutto l’impiego di capitali per una nuova rete del gas o per impianti a metano, espone al rischio di attivi non recuperabili (gli stranded asset) e all’effetto lock-in degli investimenti, diventando anche una barriera al sistema di incentivazione per le FER e l’efficienza energetica.</p>
<p>La Sardegna inoltre potrebbe rappresentare il contesto ideale per anticipare anche la penetrazione della filiera idrogeno verde nei sistemi elettrici.</p>
<p><strong>Analisi costi-benefici e ricadute occupazionali.</strong> Il lavoro, inoltre, fornisce un’analisi dei costi e benefici legati allo sviluppo degli scenari green proposti. La velocità con cui la transizione verso fonti energetiche rinnovabili avrà luogo dipenderà sia dai futuri costi di queste tecnologie.</p>
<p>La realizzazione degli scenari al 2030 necessita di circa 3-4 miliardi di euro di investimenti nel periodo 2021-2030, mentre per lo scenario di neutralità climatica al 2050, gli investimenti addizionali richiesti sono stati valutati in circa 18-20 miliardi di euro.</p>
<p><strong>Di notevole importanza anche le ricadute economiche ed occupazionali.  </strong>Al 2030 gli occupati diretti nel settore delle rinnovabili potrebbero ammontare a circa 3.000-4.000 unità a seconda delle diverse configurazioni. Al 2050, invece, gli occupati diretti potrebbero salire a circa 8.000-9.000 unità.</p>
<p>Per questo, emerge dallo studio che l’ipotesi di puntare alla metanizzazione oltre ad essere in contrasto con i contenuti degli accordi internazionali sul clima, limita il processo di transizione energetica.</p>
<p>L’isola non può investire sulla costruzione di dorsali, mini-dorsali, rigassificatori e nuovi cicli combinati, che la renderebbero dipendente dal gas fossile per i prossimi decenni, ma deve trarre vantaggio dalla <strong>disponibilità praticamente inesauribile di fonti rinnovabili i</strong>n luogo di quelle fossili, che oggi invece è costretta ad importare con rilevanti costi economici ed ambientali. Con l’implementazione degli scenari proposti al 2030 e 2050, la Sardegna potrebbe non solamente superare i target europei sulle emissioni di gas serra, ma bensì anticiparli, ponendosi in tal modo a livello globale come esempio di modello virtuoso di un epocale cambio di paradigma sistemico.</p>
<p>“Lo studio condotto insieme al Politecnico” afferma il <strong>prof. Arturo Lorenzoni</strong> <strong>che ha coordinato lo studio</strong> insieme alla prof. Paola Valbonesi e alla prof. Chiara D’Alpaos per il Centro Studi Levi Cases dell’Università degli Studi di Padova, “ci ha offerto la possibilità di verificare la desiderabilità di una transizione rapida verso le fonti rinnovabili, conveniente sul piano economico in primo luogo, oltre che ambientale. Infatti, anche prescindendo dalla valutazione dei benefici su scala globale, che ispirano le politiche europee e nazionali, si è visto che l’economia locale ha vantaggio dalla conversione verso le fonti rinnovabili. Investimenti ulteriori nelle fonti fossili avrebbero l’effetto di rimandare una conversione reale verso le fonti decarbonizzate. La Sardegna è un sistema isolato interessante da studiare, perché mostra come sistemi più ampi possano essere pensati in futuro come un insieme di sistemi privi di combustibili fossili, bilanciati su scala locale e interconnessi.</p>
<p>“Lo studio smentisce molte delle dichiarazioni che si leggono in questi giorni sui giornali della nostra isola –dice<strong> Carmelo Spada, Delegato del WWF Italia per Sardegna- </strong>il gas è il passato, le rinnovabili sono il futuro e assicurano che il ‘combustibile’ (sole e vento) sia sempre disponibile in natura. Chi pensa di metanizzare oggi la Sardegna e basarsi sul gas per altri 30 anni non ha certo a cuore né i posti di lavoro, né l’indipendenza energetica dell’isola. Peraltro, proprio in Sardegna hanno enormi potenzialità anche le comunità energetiche, fortemente legate ai territori e alla realtà dei comuni dell’entroterra sardo. La ricetta per lo sviluppo sostenibile dell’isola è a portata di mano, chi vorrebbe prendere altre strade non lo fa certo nell’interesse dei sardi.  La totale eliminazione delle fonti fossili nella produzione di energia in Sardegna deve avvenire grazie alle <strong>fonti rinnovabili</strong> (sole e vento) che potranno e dovranno essere rispettose dei valori paesaggistici, culturali e ambientali dell’isola”.</p>
<p>Il report integrale nella <a href="http://wcgbjib.emctrack.com/trk/click/@f*025j2F7ib38j2f2S1*3=0*81f8f9e1b6f2b*6,3*8efr2fbs9d3a9ffs0d1f9*f=0*532370b3862121123*0,8*f7f@elb3fib36x3b8af42*b=9*3299f8001099f9045*2,7*bn8l2i2d1*3=0989f8f1e0b8f3b86,3*8cfi2db*9=3696f9061398f8085,2*7lbi8d2*2=17300189f9f0e0b6f,b*6k3U83fL2Ib39f3n9of30*1=92f-0" target="_blank" rel="noopener noreferrer" data-auth="NotApplicable" data-linkindex="1"><strong>sezione pubblicazioni del sito WWF &gt;&gt;</strong></a></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://sardegnarinnovabile.org/sardegna-dal-carbone-alle-rinnovabili-entro-il-2025-si-puo-lo-studio/">Sardegna, dal carbone alle rinnovabili entro il 2025 si può, lo studio</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://sardegnarinnovabile.org">Sardegna Rinnovabile</a>.</p>
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		<title>Sardegna Rinnovabile: positiva la discesa in campo di Enel per la decarbonizzazione accelerata dell’Isola e il salto dell’inutile e costoso passaggio dalla metanizzazione</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alleanza Sardegna Rinnovabile]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 12 Jul 2021 13:50:26 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>L’alleanza delle associazioni ambientaliste riunite in “Sardegna Rinnovabile” (formata da WWF Italia, Legambiente, Greenpeace Italia e Kyoto Club) valuta molto positivamente il ruolo attivo che Enel, con il suo massimo esponente, l’A.D. Francesco Starace, ha dichiarato di voler giocare per la decarbonizzazione accelerata dell’isola, saltando il passaggio del gas. In attesa di approfondire i particolari, [...]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>L’alleanza delle associazioni ambientaliste riunite in<strong><a href="https://sardegnarinnovabile.org/"> “Sardegna Rinnovabile”</a></strong> (formata da <strong>WWF Italia, Legambiente, Greenpeace Italia e Kyoto Club)</strong> valuta molto positivamente il ruolo attivo che Enel, con il suo massimo esponente, l’A.D. Francesco Starace, ha dichiarato di voler giocare per la decarbonizzazione accelerata dell’isola, saltando il passaggio del gas. In attesa di approfondire i particolari, in vista della prossima uscita dal carbone, è senza dubbio un bene che si mettano in luce le potenzialità dell’elettrificazione e i vantaggi del salto tecnologico. Sardegna Rinnovabile si augura anche che le dichiarazioni del ministro Cingolani possano preludere a una spinta da parte del governo in questo senso, anche per coagulare le necessarie risorse pubbliche e private, come già assicurato nei mesi scorsi dalla viceministra allo Sviluppo Economico Alessandra Todde.</p>
<p>Portare il gas in Sardegna adesso sarebbe davvero uno spreco di risorse pubbliche e di soldi dei cittadini (in bolletta), dal momento che le alternative tecnologiche a carbonio zero sono già disponibili. Inoltre, fare della Sardegna la prima grande isola a carbonio zero sarebbe un formidabile volano economico che esalterebbe tutta la ricchezza e le potenzialità dell’isola.</p>
<p>Ci auguriamo che le forze vive della Sardegna, dai Comuni agli agricoltori alle piccole e medie imprese, con molte delle quali la nostra alleanza ha già svolto iniziative e condiviso proposte, colgano questa come un’opportunità per mettere in campo ulteriori iniziative e realizzare la visione alla base di “Sardegna Rinnovabile”.</p>
<p>I cittadini sardi lo hanno già capito da tempo, come ha dimostrato il nostro sondaggio dell’ <a href="https://sardegnarinnovabile.org/sondaggio-cittadini/">ottobre scorso</a> dal quale emergeva che una maggioranza schiacciante (84%) dei cittadini sardi auspica che, dopo la chiusura delle centrali a carbone, l’energia in Sardegna vada prodotta con fonti rinnovabili e che nel confronto tra metano e fonti rinnovabili, sono queste ultime a vincere nettamente la sfida: sono preferite da oltre otto sardi su dieci (86% per le rinnovabili, 9% per il gas).</p>
<p>Le polemiche con cui alcuni esponenti politici, industriali e sindacali hanno accolto l&#8217;ipotesi dell&#8217;elettrificazione e di 100% energie rinnovabili, peraltro dimostrano invece che una parte della classe dirigente sarda è assai più indietro dei cittadini e delle imprese che dovrebbero rappresentare.</p>
<p>Negli approfondimenti politici, peraltro, va anche posta una visione del futuro possibile sviluppo dell’isola, non ancorandosi ad alcune realtà fortemente assistite, ma capendo come può svilupparsi in modo avanzato e davvero sostenibile il ruolo anche manifatturiero dell’isola.</p>
<p>Insieme alla necessaria accelerazione dei lavori per la rete di trasmissione elettrica (volto a garantire la sicurezza energetica dell’isola in un contesto anche europeo), l’accelerazione dell’elettrificazione, delle rinnovabili e, sottolineiamo, dell’efficienza energetica costituiscono una formidabile opportunità di sviluppo dell’isola. Il 2025 può e deve segnare la data dell’uscita della Sardegna non solo dal carbone, ma dal carbonio, in linea con le tendenze a livello mondiale.</p>
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		<title>Il futuro delle rinnovabili in Sardegna è già realtà</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alleanza Sardegna Rinnovabile]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Mar 2021 11:38:13 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Mercoledì 24 marzo, con il webinar “Sardegna Rinnovabile: obiettivo zero emissioni di carbonio. Comunità energetiche e salto tecnologico verso la transizione 100% green” l’alleanza Sardegna Rinnovabile ha discusso il tema della transizione energetica in Sardegna e di come questo sia un aspetto cruciale da definire nella partita energetica locale e nazionale. A fianco all’alleanza Sardegna Rinnovabile (composta [...]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Mercoledì 24 marzo, con il webinar<strong><a href="https://www.facebook.com/watch/live/?v=531626001568240&amp;ref=watch_permalink" target="_blank" rel="noopener noreferrer"> “Sardegna Rinnovabile: obiettivo zero emissioni di carbonio. Comunità energetiche e salto tecnologico verso la transizione 100% green”</a></strong> l’alleanza Sardegna Rinnovabile ha discusso il tema della transizione energetica in Sardegna e di come questo sia un aspetto cruciale da definire nella partita energetica locale e nazionale.<br />
A fianco all’alleanza <strong>Sardegna Rinnovabile</strong> (composta da <strong>WWF</strong>, <strong>Greenpeace</strong>, <strong>Legambiente</strong> e <strong>Kyoto Club</strong>) un testimone di eccezione, <strong>Paolo Fresu</strong>, musicista di fama internazionale, originario di Berchidda, importante comunità energetica sarda, e da sempre attento alla tutela della natura e all’utilizzo di fonti rinnovabili. Già nel 2011 Paolo Fresu in occasione del suo cinquantesimo compleanno aveva organizzato 50 concerti in luoghi incontaminati della Sardegna, completamente alimentati da energia solare.</p>
<p>“E’ importante che i cittadini sardi credano nelle fonti rinnovabili, in modo che l’Isola possa diventare quel grande laboratorio di costruzione di un percorso nuovo che è effettivamente possibile. Solo se il tema delle rinnovabili, dell’energia e del rapporto con il territorio sarà un tema comune e sentito da tutti, potremmo comprendere quanto sia importante metterlo in atto.” Ha affermato Paolo Fresu nel corso del webinar: “La discussione sulle rinnovabili significa coscienza, territorio, buona economia, buone pratiche e capacità di crescere.”</p>
<p>L’energia fossile non solo è inquinante, ma è una energia intrinsecamente ingiusta perché non è disponibile per tutti, mentre l’energia da fonti rinnovabili, grazie alle innovazioni tecnologiche, può essere distribuita in modo più equo, evitando così rischi di ulteriori conflitti. La Sardegna, un’Isola in cui il potenziale delle rinnovabili è immenso, è oggi la prima regione in Italia che può scegliere di intraprendere una transizione energetica al 100% green, diventando una best practice a livello internazionale che va verso il carbon free.<br />
Il futuro in Sardegna può essere ed è già realtà. Lo dimostrano alcuni modelli consolidati sul territorio, in particolare le comunità energetiche, gruppi di persone o collettività in grado di produrre autonomamente energia pulita e di rivendere quella non consumata, potendo quindi anche procurare vantaggi concreti alle popolazioni locali. Questo è quanto hanno sostenuto i componenti dell’alleanza, <strong>Francesco Ferrante</strong> (Kyoto Club), <strong>Giuseppe Onufrio</strong> (Direttore esecutivo Greenpeace Italia), <strong>Carmelo Spada</strong> (Delegato WWF Sardegna) e <strong>Vincenzo Tiana</strong> (Presidente Comitato Scientifico Legambiente Sardegna). In particolare i sindaci e i loro delegati, attraverso le esperienze nei loro territori, hanno sottolineato l’importanza di rendere la comunità totalmente autosufficienti da un punto di vista energetico. Tutti i progetti messi in campo nei loro Comuni, garantiscono non solo vantaggi ambientali, ma anche una migliore qualità di vita delle famiglie e assicurano un reale risparmio in bolletta. Ma soprattutto, l’autosufficienza energetica riesce ad essere anche uno strumento di lotta allo spopolamento.</p>
<p>Al webinar, coordinato da <strong>Mariagrazia Midulla</strong>, responsabile clima e energia di <strong>WWF Italia</strong>, ha partecipato anche la Viceministra allo sviluppo economico <strong>Alessandra Todde</strong> che ha sottolineato come non ci possiamo più permettere di ignorare il problema del clima e delle emissioni, come questo stia impattando nel modo in cui viviamo e quanto siano necessarie scelte lungimiranti di pianificazione.</p>
<p>Molti relatori di <strong><a href="https://sardegnarinnovabile.org/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Sardegna Rinnovabile </a></strong>hanno sottolineato la necessità di una vera strategia e di un vero piano di sviluppo sostenibile della Regione Sardegna, fondato sull’economia e le energie del futuro, nonché compatibile davvero con il patrimonio prezioso di natura, sole e vento dell’isola. Paolo Fresu ha coniato lo slogan finale dell’evento: Sardegna Rinnovabile dalla A alla Z, invitando tutti i comuni sardi, anche quelli che iniziano con l’ultima lettera dell’alfabeto, a darsi da fare per cogliere le opportunità legate anche alle nuove normative europee sulle comunità energetiche.</p>
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		<title>La Sardegna verso una transizione 100% rinnovabile</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alleanza Sardegna Rinnovabile]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Mar 2021 11:28:28 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Mercoledì 24 marzo alle 16,30 il webinar dell’alleanza in diretta sulla pagina Facebook Sardegna Rinnovabile per promuovere il potenziale green dell’isola. Guest star dell’evento Paolo Fresu, trombettista jazz di fama internazionale, originario di Berchidda. Un enorme potenziale naturale di fonti rinnovabili e un lungo passato di dipendenza da energie fossili. La Sardegna è oggi la [...]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h3>Mercoledì 24 marzo alle 16,30 il webinar dell’alleanza in diretta sulla pagina Facebook Sardegna Rinnovabile per promuovere il potenziale green dell’isola.</h3>
<h3>Guest star dell’evento Paolo Fresu, trombettista jazz di fama internazionale, originario di Berchidda.</h3>
<p>Un enorme potenziale naturale di fonti rinnovabili e un lungo passato di dipendenza da energie fossili. La Sardegna è oggi la prima regione in Italia che può scegliere di intraprendere una transizione energetica al 100% green, approfittando anche dell’esperienza delle comunità energetiche già presenti nell’isola. <strong>“Sardegna Rinnovabile: obiettivo zero emissioni di carbonio. Comunità energetiche e salto tecnologico verso la transizione 100% green”, questo è il nome del webinar, promosso dall’alleanza Sardegna Rinnovabile, che si svolgerà mercoledì 24 Marzo, alle ore 16.30, in diretta Facebook sul canale dell’alleanza </strong>e che vedrà anche la partecipazione di Paolo Fresu, musicista sardo di fama internazionale, come testimonial della coalizione. L’evento vuole richiamare l’attenzione sulla necessità che la transizione ecologica in Sardegna avvenga a tappe accelerate, facendo in modo che dopo la chiusura del carbone si proceda direttamente verso un sistema fondato sulle energie rinnovabili. Sarebbe una sfortuna per l’isola, quando si sarà finalmente liberata dal giogo del carbone, passare alla dipendenza da un altro combustibile fossile, il gas, con il risultato che non solo la transizione energetica, ma lo sviluppo futuro dell’isola verrebbe compromesso.</p>
<p>La Sardegna già presenta alcuni modelli consolidati di realtà sul territorio, centri urbani in grado di produrre autonomamente energia pulita e di rivendere quella non consumata, potendo quindi anche procurare vantaggi concreti alle popolazioni locali. Le comunità energetiche sono infatti un esempio reale e dimostrano come le aziende, le amministrazioni e i cittadini possano veramente investire in maniera proficua su un sistema energetico innovativo e pulito che guardi al futuro.</p>
<p>La Sardegna potrebbe diventare un<strong> esempio virtuoso da riproporre, basato su sistemi per la gestione intelligente e l’uso efficiente dell’energia, con un mix energetico completamente coperto da fonti rinnovabili.</strong><br />
L’alleanza “Sardegna rinnovabile”, composta dalle maggiori associazioni ambientaliste (WWF, Greenpeace, Legambiente, Kyoto Club) promuove e sostiene lo sviluppo a carbonio zero della Sardegna.</p>
<p>L’evento che sarà trasmesso online sul canale Facebook di Sardegna Rinnovabile, si aprirà con il saluto della Viceministra allo sviluppo economico <strong>Alessandra Todde</strong>. Coordinerà l’incontro <strong>Mariagrazia Midulla</strong> (Responsabile Clima e Energia del WWF Italia) e interverranno i membri dell’Alleanza, <strong>Francesco Ferrante</strong> (Kyoto Club), <strong>Giuseppe Onufrio</strong> (Direttore esecutivo Greenpeace Italia), <strong>Carmelo Spada</strong> (Delegato WWF Sardegna), <strong>Vincenzo Tiana</strong> – (Presidente Comitato Scientifico Legambiente Sardegna). Parteciperanno anche gli Amministratori dei Comuni Sardi che hanno in corso progetti incentrati sull’utilizzo delle <strong>FER</strong>, come le esperienze delle comunità energetiche: <strong>Silvano Arru</strong> (Sindaco di Borutta), <strong>Andrea Nieddu</strong> (Sindaco di Berchidda) e <strong>Rosolino Sini</strong> (Responsabile dell’azienda elettrica del Comune di Benetutti).</p>
<p>La guest star dell’evento sarà <strong>Paolo Fresu</strong>, trombettista jazz di fama internazionale, originario proprio di Berchidda, che ha aderito con entusiasmo all’iniziativa per sostenere il progetto in qualità di testimonial e che forse regalerà anche piccoli momenti di intrattenimento culturale.</p>
<p>Appuntamento dunque sul <strong><a href="https://www.facebook.com/Sardegnarinnovabile.org">canale Facebook di Sardegna Rinnovabile</a></strong> il 24 marzo alle ore 16.30!</p>
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