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	<title>WWF &#8211; Sardegna Rinnovabile</title>
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	<description>Per lo sviluppo delle energie rinnovabili in Sardegna</description>
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	<title>WWF &#8211; Sardegna Rinnovabile</title>
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		<title>Rinnovabili in Sardegna, serve una pianificazione condivisa</title>
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		<dc:creator><![CDATA[WWF]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 08 Aug 2024 10:45:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[moratoria]]></category>
		<category><![CDATA[rinnovabili]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>IL GOVERNO IMPUGNA LA MORATORIA In Sardegna si sta consumando una battaglia che non sarebbe mai dovuta iniziare. La transizione energetica rappresenta una grande opportunità per l’isola e sarebbe grave se, per errori, ritardi o strumentalizzazioni, si rinunciasse ad un obiettivo unico nel panorama nazionale e non solo: il passaggio diretto dall’energia da fonte fossile a [...]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h2>IL GOVERNO IMPUGNA LA MORATORIA</h2>
<p>In Sardegna si sta consumando una battaglia che non sarebbe mai dovuta iniziare.</p>
<p>La transizione energetica rappresenta una grande opportunità per l’isola e sarebbe grave se, per errori, ritardi o strumentalizzazioni, si rinunciasse ad un obiettivo unico nel panorama nazionale e non solo: <strong>il passaggio diretto dall’energia da fonte fossile a quella da fonte rinnovabile</strong>.</p>
<p>La mobilitazione spontanea di comitati locali merita attenzione perché è una risposta ad un numero di richieste oggettivamente improponibile rispetto agli stessi obiettivi che la Regione è chiamata a rispettare in termini di produzione energetica da fonti rinnovabili. Allo stesso tempo, non si può non denunciare chi, per interessi economici legati all’energia fossile, sta cavalcando la protesta, confondendo richieste con progetti operativi e puntando su un modello energetico in continuità con quello attuale – dal carbone al metano – che non risolve una situazione grave che vede oggi l’energia prodotta in Sardegna provenire per il 75% da fonti fossili.</p>
<p>Che la mancanza di pianificazione rappresenti un serio problema per le energie rinnovabili è sotto gli occhi di tutti. Che in Sardegna questo problema abbia potenzialmente dimensioni eccessive lo dice l’evidenza dei numeri delle richieste pendenti rispetto agli obiettivi che la Regione è chiamata a rispettare. Che in Sardegna interessi economici legati all’energia fossile stiano cercando di strumentalizzare la battaglia per la difesa del territorio che da più parti è stata intrapresa è purtroppo un dato evidente. Che questa strumentalizzazione stia portando alla diffusione di notizie false che non giovano al confronto è altrettanto evidente.</p>
<h3>PER IL WWF È NECESSARIO CONIUGARE DECARBONIZZAZIONE E NATURA</h3>
<p>La risposta della moratoria con legge regionale costituiva uno strumento facilmente attaccabile e il WWF Italia lo ha evidenziato sin da subito, pubblicamente e attraverso le audizioni in commissione consiliare. Il WWF da sempre sostiene che <strong>solo una pianificazione partecipata</strong> possa dare risposte risolutive, in grado di garantire il giusto equilibrio tra l’indispensabile e non rinviabile processo di decarbonizzazione e la tutela dei valori naturalistici e paesaggistici dei territori.</p>
<p>Sarà interessante vedere come la Corte costituzionale dirimerà la questione sollevata dal Governo, ma al tempo stesso è importante non interrompere il processo di pianificazione che in Sardegna è stato avviato. Come correttamente dichiarato dalla Presidente Todde, sulle energie rinnovabili bisogna andare avanti salvaguardando il territorio. Questo vuol dire pianificare e quindi individuare non solo obiettivi, ma anche percorsi per raggiungerli, a partire dalla identificazione delle aree idonee e una diversa inclusione delle voci del territorio.</p>
<p>Le energie rinnovabili rimangono una priorità assoluta perché il cambiamento climatico è una priorità assoluta e, ben più di quanto non si percepisca, incide negativamente anche su biodiversità e paesaggio.</p>
<p>C’è però in Italia un problema di assetto normativo che va meglio definito e il contenzioso costituzionale aperto dallo Stato con la Regione Sardegna ne è la prova. Proprio al fine di sostenere le energie rinnovabili non va lasciato spazio a processi speculativi che, in assenza di una pianificazione pubblica, possono portare a localizzazioni sbagliate e ad un eccesso di richieste: in Sardegna proprio questo eccesso, nonostante sia evidente a tutti che la gran parte delle richieste avanzate non si concretizzerà, ha finito per avvelenare il dibattito e viziare il confronto.</p>
<p>Per affrontare in modo costruttivo queste problematiche, il WWF, insieme a FAI e Legambiente, ha indicato in un documento suddiviso in 12 punti come si dovrebbe procedere. <a href="http://emcroad.com/trk/click/@f*025j2F7ib38j2f2S1*3=0389f7f7e3b4f,b*6e3r8ffs2dba9f3s9dff0*1=93f208522777b1802,2*173@0l83fif3exbbfab46*3=8*f324b2903492f0001*9,f*0n5l2i7db*8=292916300282f6f6e,b*fcbi6d3*8=f627b1973292f9001,9*fl0i5d2*7=b685272915380080f,f*ekbUf3bL6I338ffn2ob39*3=92f-0">Qui la sintesi del documento</a>.</p>
<p>La pianificazione condivisa e, quindi, partecipata è certamente un processo faticoso, ma possibile quanto risolutivo. Da sempre, per questo, come WWF abbiamo raccomandato il coinvolgimento dei comuni, oltre a quelli di tutti i portatori di interesse particolari e generali.</p>
<p>Il WWF chiede alla Regione Sardegna, e in particolare alla Presidente Todde, di candidarsi ad essere la prima Regione <em>carbon free</em>, dunque totalmente affrancata dall’energia fossile. Chiede di completare rapidamente il lavoro di pianificazione avviato per determinare le localizzazioni dei nuovi impianti salvaguardando al tempo stesso quei valori ambientali che fanno della Sardegna uno scrigno di biodiversità e bellezza in mezzo al Mediterraneo.</p>
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		<title>Chi ha paura delle energie rinnovabili?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[WWF]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 27 Jun 2024 10:55:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[rinnovabili]]></category>
		<category><![CDATA[Unione sarda]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>UNA PAGINA GIÀ OPZIONATA CON PREZZO TRIPLICATO La pubblicazione della pagina pubblicitaria che “Sardegna Rinnovabile” -l’alleanza costituita da WWF, Legambiente, Greenpeace e Kyoto Club- aveva opzionato sul quotidiano L’Unione Sarda per ieri e oggi ha ricevuto un improvviso quanto inaspettato stop a poche ore dalla pubblicazione. Regolarmente in edicola, ieri e oggi, la pagina acquistata [...]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h2>UNA PAGINA GIÀ OPZIONATA CON PREZZO TRIPLICATO</h2>
<p>La pubblicazione della pagina pubblicitaria che “Sardegna Rinnovabile” -l’alleanza costituita da WWF, Legambiente, Greenpeace e Kyoto Club- aveva opzionato sul quotidiano L’Unione Sarda per ieri e oggi ha ricevuto un improvviso quanto inaspettato stop a poche ore dalla pubblicazione. Regolarmente in edicola, ieri e oggi, la pagina acquistata sulla Nuova Sardegna.</p>
<p>La pagina era stata regolarmente opzionata attraverso un’agenzia che aveva curato l’inserzione, la quale aveva dichiarato esplicitamente il committente e i contenuti. Una volta ricevuto il file, però, l’ufficio pubblicità del quotidiano la rifiutava “perché di carattere nazionale” e quindi il contratto andava stipulato con la concessionaria di pubblicità di CairoRCS Media: argomento quantomeno discutibile, visto che oltretutto testo e dati si riferiscono alla Sardegna. Nel pomeriggio di ieri la concessionaria di pubblicità ha risposto alla richiesta, triplicando, però, il prezzo proposto inizialmente per l’acquisto della pagina. Un’offerta, per ovvie ragioni, non ricevibile e che appare come un chiaro invito a desistere dalla pubblicazione della pagina pubblicitaria.</p>
<h2>UN FATTO GRAVE IL BAVAGLIO ALLE RINNOVABILI</h2>
<p>“Quello che è successo lascia senza parole: che il gruppo editoriale dell’Unione Sarda sia fortemente schierato nella campagna contro le rinnovabili in Sardegna è ormai evidente. Che questa campagna possa proseguire in assenza di contraddittorio è un elemento grave per la democrazia e che dovrebbe far riflettere i cittadini sardi che hanno diritto ad un’informazione in grado di dare spazio a tutte le posizioni, in special modo quando riguardano il futuro loro e della loro isola”, sottolinea la coalizione Sardegna Rinnovabile.</p>
<p>Il testo della pagina pubblicitaria invita a “Uscire dalla dipendenza dai combustibili fossili che provocano crisi climatica e siccità”, sfatando poi i falsi miti che si usano per creare l’illusione che il territorio sardo sia sottoposto a un vero e proprio assalto da parte delle energie pulite.</p>
<h2>LA SARDEGNA SI È FERMATA</h2>
<p>A cominciare dal numero effettivo degli impianti: negli ultimi anni le istallazioni di rinnovabili in Sardegna si sono addirittura fermate. Dal 2012 al 2022 la potenza complessiva fotovoltaica è cresciuta di soli 0,582 GW e quella eolica di appena 0,107 GW. Di questo passo anche i 6 GW al 2030 assegnati dal Governo come obiettivo non si potrà raggiungere. È vero che le domande di allaccio sono molte, ma gli impianti autorizzati saranno molti meno: la Regione va aiutata dal Governo ad attrezzarsi per valutare rapidamente i progetti.<br />
Altro mito da sfatare quello che le fonti rinnovabili siano dannose per paesaggio e biodiversità: ovviamente i progetti vanno fatti e realizzati bene, ma i dati scientifici mostrano chiaramente come, rispetto a quelle fossili, le fonti rinnovabili hanno un impatto irrisorio sugli ecosistemi e sulla biodiversità. La maggior parte dei consumi energetici in Sardegna viene approvvigionato con energia prodotta dai combustibili fossili, tra cui il carbone, un vero killer per la salute umana e l’ambiente. Le emissioni climalteranti e l’inquinamento non si vedono, ma danneggiano fortemente il paesaggio e la natura, oltre ad essere molto più pericolose per la salute umana.</p>
<h2>RINNOVABILI VUOL DIRE ANCHE INDIPENDENZA ENERGETICA</h2>
<p>Infine, si sottolinea che gli impianti rinnovabili contribuiscono all’indipendenza energetica e all’economia sarda: l’energia rinnovabile consente all’Italia e alla Sardegna una maggiore indipendenza dall’estero rispetto alle fonti fossili o al nucleare. Inoltre, nel settore delle rinnovabili tra il 60 e il 65% delle ricadute economiche resta nel Paese di produzione.</p>
<p>In questa situazione la coalizione Sardegna Rinnovabile chiede a tutte le realtà editoriali sarde di pubblicare la pagina del proprio appello in nome del pluralismo e nella speranza che il dibattito sul futuro energetico della Sardegna non prosegua in assenza di contraddittorio.</p>
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		<title>COP26, finale deludente ma resta una finestra aperta</title>
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		<dc:creator><![CDATA[WWF]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 21 Dec 2021 15:25:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[cambiamento climatico]]></category>
		<category><![CDATA[transizione energetica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Verso la giusta direzione Siamo venuti a Glasgow aspettandoci dai leader globali un accordo che prevedesse un cambio di passo nella velocità e nella portata dell’azione climatica. Anche se questo cambio di passo non è arrivato, e il testo concordato sia lontano dalla perfezione, ci stiamo muovendo nella giusta direzione. Tre grandi gap da colmare [...]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h2>Verso la giusta direzione</h2>
<p>Siamo venuti a Glasgow aspettandoci dai leader globali un accordo che prevedesse un cambio di passo nella velocità e nella portata dell’azione climatica. Anche se questo cambio di passo non è arrivato, e il testo concordato sia lontano dalla perfezione, ci stiamo muovendo nella giusta direzione.</p>
<h2>Tre grandi gap da colmare</h2>
<p>I governi dovevano fare progressi per risolvere<strong> tre grandi lacune</strong>: la mancanza di obiettivi di riduzione delle emissioni nel breve periodo, la mancanza di regole per fornire e monitorare i progressi fatti, e l’insufficiente finanziamento all’azione climatica necessaria per indirizzare il mondo verso un futuro più sicuro.</p>
<h2>Nuove opportunità per i Paesi</h2>
<p>Alcuni progressi sono stati fatti. Ora i Paesi hanno nuove opportunità per realizzare ciò che sanno che deve essere fatto per evitare la catastrofe climatica. Ma se non faranno leva sull’attuazione concreta dell’azione per il clima e non mostreranno risultati sostanziali, la loro credibilità sarà sempre a rischio.</p>
<h2>Accelerazione degli impegni entro il 2022</h2>
<p>Il WWF accoglie con favore la richiesta di <strong>un’accelerazione a breve termine degli impegni per il clima entro il 2022</strong>. I paesi devono raggiungere collettivamente il 50% di riduzione di CO2 entro il 2030 e innalzare i propri impegni di conseguenza nel 2022 rispettando l’obiettivo di 1,5°C.</p>
<p>La COP26 si è conclusa nella serata di sabato 13 novembre con decisioni deboli in una serie di aree importanti, tra cui l’adattamento, il cosiddetto <em>Loss and Damage </em>(perdite e danni) e la finanza climatica. Occorre però riconoscere che nel testo ci sono degli appigli significativi che i paesi possono sfruttare per aumentare le proprie ambizioni climatiche a breve termine e per implementare politiche climatiche vincolanti.</p>
<p><strong>I sussidi ai combustibili fossili per la prima volta nel testo </strong></p>
<p>Questa COP per la prima volta menziona i sussidi ai combustibili fossili in un testo finale approvato. Questo è un elemento importante, così come il riconoscimento della necessità di accelerare gli investimenti in energia pulita, garantendo allo stesso tempo una giusta transizione.  Il primo testo è stato ben accolto dal WWF, che però è rimasto profondamente deluso dall’annacquamento del linguaggio sul carbone che è passato da phase-out a phase-down per un singolo paese, l’India. Il WWF sottolinea che sono necessari un linguaggio forte, nonché scadenze e modi di operare chiari se si vuole raggiungere la transizione necessaria da tutti i combustibili fossili. <strong>I paesi sanno che non si potrà mai risolvere la crisi climatica senza una profonda decarbonizzazione in ogni settore, azioni concrete per fermare la perdita della natura, e un restauro su larga scala.</strong></p>
<p><strong>Il ruolo della Natura </strong></p>
<p>La natura è veramente arrivata alla COP26. I leader stanno finalmente riconoscendo che l’azione per proteggere e ripristinare la natura deve essere al centro della nostra risposta alla crisi climatica, insieme ad una completa trasformazione del sistema energetico. Il riconoscimento del ruolo della natura da parte della COP26 deve spingere tutti i paesi a considerare il contributo della natura nei loro piani climatici nazionali, anche nell’adattamento.</p>
<p><strong>Il tempo sta per scadere</strong></p>
<p>La finestra temporale che resta si sta chiudendo velocemente, quindi è tempo che i leader mondiali mantengano tutte le loro promesse per garantire un futuro sicuro e piacevole a tutti. Glasgow è stato un punto di partenza e non di arrivo.  Dobbiamo tutti lavorare perché la crisi climatica venga affrontata, in ogni ambito, con la rapidità e l’incisività necessarie: nessuno è al sicuro e abbiamo tutti troppo da perdere, noi e il Pianeta</p>
<p><em>Mariagrazia Midulla, responsabile Clima ed Energia del WWF Italia, a Glasgow per seguire la COP26</em></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>COP26, la bozza di accordo fa passi indietro</title>
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		<dc:creator><![CDATA[WWF]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 21 Dec 2021 15:19:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[cambiamento climatico]]></category>
		<category><![CDATA[transizione energetica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Rivista la bozza di un possibile accordo La bozza di un possibile accordo, che era stata presentata alla COP26  è stata rivista e ha fatto passi indietro rispetto ad alcune aree chiave. Lo afferma il WWF, che di fronte all’emergenza climatica, aveva considerato il testo precedente come una base di partenza e si aspettava diventasse [...]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h2>Rivista la bozza di un possibile accordo</h2>
<p>La bozza di un possibile accordo, che era stata presentata alla COP26  è stata rivista e ha fatto passi indietro rispetto ad alcune aree chiave. Lo afferma il WWF, che di fronte all’emergenza climatica, aveva considerato il testo precedente come una base di partenza e si aspettava diventasse più forte e concreto nelle aree cruciali.</p>
<h2>Basta sussidi ai fossili</h2>
<p>L’eliminazione accelerata dell’energia elettrica a carbone e dei sussidi inefficienti per i combustibili fossili è notevolmente più debole rispetto a quella del testo precedente, ma rappresenta comunque un segnale importante. Se vogliamo assicurarci di mantenere il riscaldamento globale entro 1,5°C, è urgente l’eliminazione di tutto il carbone e di tutti i sussidi per i combustibili fossili, con delle scadenze precise per l’attuazione.</p>
<h2>Serve un’azione a breve termine</h2>
<p>Il WWF accoglie con favore l’intenzione di innalzare gli impegni sul clima entro il 2022, che continua ad essere presente nel testo, ma non è ancora allineato a 1,5℃. Questo impegno deve essere accompagnato da un’azione a breve termine, per esempio, accettando di eliminare gradualmente le migliaia di miliardi spesi ogni anno per sovvenzionare i combustibili fossili, che potrebbero servire a raggiungere i 100 miliardi di dollari che le parti non sono riuscite a raggiungere durante questi negoziati a Glasgow.</p>
<h2>Il ruolo cruciale della natura</h2>
<p>È comunque incoraggiante che il nuovo testo sottolinei il ruolo cruciale della natura nel raggiungimento dell’obiettivo fissato dell’Accordo di Parigi. La scienza parla chiaro: non esiste una strada percorribile per limitare il riscaldamento globale a 1,5C senza la natura.  È vitale che le parti assicurino che questa dicitura rimanga nel testo finale. Il WWF apprezza anche la raccomandazione ai governi di incorporare la natura nei loro piani d’azione nazionali per il clima.</p>
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		<title>L&#8217;Italia fra i paesi che hanno firmato a Glasgow</title>
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		<pubDate>Tue, 21 Dec 2021 15:15:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[cambiamento climatico]]></category>
		<category><![CDATA[energia]]></category>
		<category><![CDATA[Glasgow]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Da Glasgow, dove fino al 12 novembre si sta svolgendo la COP26 per il Clima, arriva un segnale concreto sulla strada della decarbonizzazione. Insieme a Greenpeace e Legambiente, il WWF accoglie positivamente la notizia che l’Italia, aderendo alla iniziativa promossa dal governo UK, sia fra le nazioni leader a livello mondiale che hanno scelto di [...]</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://sardegnarinnovabile.org/litalia-fra-i-paesi-che-hanno-firmato-a-glasgow/">L&#8217;Italia fra i paesi che hanno firmato a Glasgow</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://sardegnarinnovabile.org">Sardegna Rinnovabile</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Da Glasgow, dove fino al 12 novembre si sta svolgendo la COP26 per il Clima, arriva un segnale concreto sulla strada della decarbonizzazione.</p>
<p>Insieme a Greenpeace e Legambiente, il WWF accoglie positivamente la notizia che l’Italia, aderendo alla iniziativa promossa dal governo UK, sia fra le nazioni leader a livello mondiale che hanno scelto di interrompere i finanziamenti all’estero a sostegno dei combustibili fossili.</p>
<h2>Ora serve una Roadmap per l’Italia</h2>
<p>Mettere fine ai SAD, i Sussidi Ambientalmente Dannosi forniti dall’Italia fuori dai confini è un ottimo segnale che speriamo si traduca, come chiesto nel<em> Green Deal Europeo</em>, nella definizione di una roadmap per la progressiva cancellazione dei SAD, entro il 2030, per i combustibili fossili anche nel nostro Paese che ancora oggi ammontano a 17,7 miliardi di euro.</p>
<p>Il ruolo principale dei crediti e delle garanzie all’esportazione è quello di promuovere il commercio in un ambiente competitivo, fornendo incentivi economici positivi per le imprese e gli attori privati per entrare in mercati rischiosi. Ma le stesse istituzioni multilaterali non hanno chiare restrizioni in merito a quali tecnologie evitare di finanziare, con la conseguenza di fornire comunque importanti agevolazioni a progetti ad alto impatto ambientale, spesso giustificati da obiettivi di sviluppo non necessariamente sostenibili per i paesi in cui l’attività è condotta.</p>
<p>Per questo la decisione di oggi è un ulteriore passo avanti, dato che riguarda non solo il carbone ma tutti i combustibili fossili, verso la sostenibilità ambientale delle scelte dei Paesi più ricchi sulla via della decarbonizzazione.</p>
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		<title>Al G20 progressi limitati per il Clima, ora tocca alla COP26</title>
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		<dc:creator><![CDATA[WWF]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 21 Dec 2021 15:09:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[cambiamento climatico]]></category>
		<category><![CDATA[G20]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>In vista dei negoziati sul clima della COP26 a Glasgow, i leader riuniti al G20 hanno riaffermato e preso nuovi impegni per agire contro crisi climatica, ma c’è bisogno di molto di più per imprimere quel cambio di passo necessario ad adeguare l’azione climatica. Nella dichiarazione conclusiva del Summit G20, i leader delle maggiori economie [...]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>In vista dei negoziati sul clima della COP26 a Glasgow, i leader riuniti al G20 hanno riaffermato e preso nuovi impegni per agire contro crisi climatica, ma c’è bisogno di molto di più per imprimere quel cambio di passo necessario ad adeguare l’azione climatica.</p>
<p>Nella dichiarazione conclusiva del Summit G20, i leader delle maggiori economie mondiali hanno stabilito i passi che faranno per affrontare la crisi climatica e proteggere e ripristinare la biodiversità.</p>
<p>&#8220;Ci aspettavamo molto di più dai paesi del G20, responsabili del 78% delle emissioni globali di gas serra. Ora devono aumentare i loro obiettivi e piani nazionali (NDC) per il 2030, in modo che l’attuale divario di ambizione per limitare l’aumento della temperatura globale a i 1,5° C sia colmato, e che siano messe in atto politiche strutturali. Sappiamo che i Paesi devono fare molto di più di quanto già promesso, come ha dimostrato il rapporto sugli NDC della Convenzione sul Clima. Non possiamo permetterci di aspettare fino al 2025. Quindi la COP26 deve partire da questi impegni, adottando una<strong> Roadmap di Glasgow </strong>per accelerare l’attuazione che stabilisca il corso dell’azione tra ora e allora.&#8221;</p>
<p><em>Manuel Pulgar-Vidal, responsabile Clima ed Energia WWF Internazionale</em></p>
<p>“L’impegno dei leader al G20 per fermare e invertire la perdita di biodiversità entro il 2030 ci porta un passo più vicino ad un mondo nature positive ed è essenziale per proteggere la salute umana e i mezzi di sussistenza. È anche una spinta all’azione per il clima. I leader che si incontreranno da oggi in poi a Glasgow devono ricordare che non esiste una strada percorribile per limitare il riscaldamento globale a 1,5C senza proteggere e ripristinare la natura.”</p>
<p><em>Gavin Edwards, coordinatore globale del New Deal for Nature and People, WWF Internazionale</em></p>
<p>“Accogliamo con favore l’obiettivo condiviso dai leader del G20 di piantare mille miliardi di alberi entro il 2030, che, se attuato in modo inclusivo ed efficace, sarebbe un contributo significativo al Decennio delle Nazioni Unite sul ripristino degli ecosistemi. Data l’urgenza con cui abbiamo bisogno di proteggere e ripristinare le foreste a livello globale, abbiamo bisogno di più di obiettivi più ambiziosi e i leader del G20 dovrebbero sostenere l’impegno di oggi con piani di attuazione e finanziamenti credibili – e garantire che questi sforzi coinvolgano le popolazioni indigene e le comunità locali e siano condotti nel pieno rispetto dei loro diritti e territori. Gli sforzi per ripristinare gli ecosistemi forestali devono andare di pari passo con una rapida decarbonizzazione e gli sforzi per fermare la deforestazione delle foreste permanenti, che continuano ad essere distrutte a tassi allarmanti. È anche importante assicurare che gli alberi siano piantati nei posti giusti – idealmente come parte di strategie di ripristino degli ecosistemi più ampie e inclusive – e in consultazione e collaborazione con le comunità locali.”</p>
<p><em>Fran Price, responsabile Foreste, WWF Internazionale</em></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Sardegna 100% rinnovabile, si puo&#8217; fare: una opportunita&#8217; da non perdere per l’Isola</title>
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		<dc:creator><![CDATA[WWF]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 22 Sep 2021 17:55:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Si è svolto ieri sera il webinar “Sardegna alimentata solo da fonti rinnovabili: si può fare” basato sullo studio intitolato “Una valutazione socio-economica dello scenario rinnovabili per la Sardegna” dell’Università di Padova e del Politecnico di Milano, realizzato per conto del WWF; nel corso dell’iniziativa è stata confermata la fattibilità e convenienza della transizione verde [...]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="x_rtext">
<p>Si è svolto ieri sera il webinar <strong>“Sardegna alimentata solo da fonti rinnovabili: si può fare”</strong> basato sullo studio intitolato <a href="http://wejaijb.emctrack.com/trk/click/@f*025j2F7ib38j2f2S1*3=0*81f9f8e0b9f4b*6,3*8efr2fbs9d3a9ffs0d1f9*f=0*532370b3862121123*0,8*f7f@elb3fib36x3b8af42*b=9*3390f1001492f7025*2,7*bn8l2i2d1*3=0989f8f0e1b9f0b66,3*8cfi2db*9=3696f9061398f8085,2*7lbi8d2*2=16390889f5f7e2b8f,b*6k3U83fL2Ib39f3n9of30*1=92f-0" target="_blank" rel="noopener noreferrer" data-auth="NotApplicable" data-linkindex="1">“Una valutazione socio-economica dello scenario rinnovabili per la Sardegna”</a> dell’Università di Padova e del Politecnico di Milano, realizzato per conto del WWF; nel corso dell’iniziativa è stata confermata la fattibilità e convenienza della transizione verde in Sardegna senza dover fare ricorso alcuno al gas.</p>
<p>L’Isola è infatti, grazie all’ampia disponibilità di fonti energetiche rinnovabili, fra le regioni con il maggiore potenziale per transitare direttamente ad un sistema energetico totalmente decarbonizzato in linea con i targets europei, candidandosi quindi a diventare una best practice a livello internazionale.</p>
<p>Lo studio si basa sull’idea che sia di interesse strategico considerare nelle valutazioni di costo/beneficio degli investimenti infrastrutturali nel settore energetico sardo, un orizzonte temporale in linea con gli scenari di decarbonizzazione di medio e lungo periodo.  Per questo motivo identifica le soluzioni su cui indirizzare gli investimenti, minimizzando il rischio di soluzioni “transitorie” che rallenterebbero il processo di transizione energetica dell’isola con costi non recuperabili a carico della collettività.  Nel lungo periodo il gas metano non è compatibile con un sistema energetico decarbonizzato e i nuovi impianti a fonti fossili non sono più competitivi riguardo i costi, se confrontati con fonti di energia pulita come eolico e fotovoltaico.</p>
<p>Erano presenti al webinar  il P<strong>rof. Arturo Lorenzoni</strong>, docente di Economia dell’Energia ed Electricity Market Economics all’Università di Padova, il cui dipartimento ha curato il report commissionato dal WWF insieme al Politecnico di Milano, nonché <strong>Sonia Sandei</strong>, Responsabile dell’unità Elettrificazione nella Sostenibilità e Affari Istituzionali di Enel Italia, invitata in quanto Enel ha svolto dei propri studi e indagini i cui risultati convergono lo studio dell’Università di Padova e del PoliMI. Sono intervenuti anche <strong>Matteo Leonardi</strong>, Direttore Generale ECCO, <strong>Carmelo Spada &#8211; </strong>Delegato WWF Regione Sardegna e <strong>Mariagrazia Midulla</strong> Responsabile Clima e Energia WWF Italia che ha introdotto e coordinato l’iniziativa.</p>
<p>I relatori hanno affermato che lo scenario rinnovabile è tecnicamente fattibile, valorizza l’economia locale, crea posti di lavoro. La Sardegna riuscirebbe così ad anticipare gli obiettivi della Comunità europea ‘Fit for 55’, senza creare oneri ulteriori ai consumatori sardi e italiani.</p>
<p>La Sardegna ad oggi non ha uno scenario energetico coerente con gli obiettivi di decarbonizzazione.  La metanizzazione dell’Isola appare in contrasto con i gli obiettivi degli accordi internazionali sul clima e non fa altro che duplicare i costi della transizione. Se la Sardegna investisse oggi in infrastrutture per il gas, il cui prezzo è oltretutto andato dai minimi ai massimi storici, i costi diventeranno sempre più insostenibili per la popolazione sarda e anche, inutilmente, per tutti i consumatori italiani.</p>
<p>L’Isola ha un contesto unico per lo sviluppo dell’elettrificazione e la Regione deve trarre vantaggio dalla disponibilità praticamente inesauribile di fonti rinnovabili rispetto a quelle fossili, che oggi invece è costretta ad importare con importanti costi economici ed ambientali. Tutti i relatori hanno sottolineato che la transizione rinnovabile porterà benefici da punto di vista non solo ambientale ma anche economico ed occupazionale.</p>
<p>La mancanza di una rete del gas nell’Isola, oggi può essere trasformata in opportunità. Lo dimostra la crescente adesione dei comuni dell’entroterra per le comunità energetiche, fortemente legate ai territori. Le comunità locali possono quindi diventare protagoniste della propria energia. Ma la classe dirigente Sarda deve dare indirizzi certi per un futuro sostenibile della Sardegna.</p>
<p>Tutti i relatori presenti hanno convenuto sull’esigenza di una vera strategia e di un vero piano di sviluppo sostenibile della Regione Sardegna. Gli impianti a fonti fossili non sono più competitivi riguardo ai costi quando confrontati con fonti di energia pulita, come eolico e fotovoltaico, grazie alle rapide riduzioni dei costi delle rinnovabili e dei crescenti costi delle fossili e della stessa CO2. Inoltre, gli studi mostrano come un portafoglio di rinnovabili e adeguati sistemi di accumulo possano offrire servizi alla rete elettrica equivalenti a quelli degli impianti tradizionali a fonte fossile. Questo dovrebbe rassicurare i politici in merito alla stabilità, sicurezza e adeguatezza della rete offerte da un sistema incentrato su rinnovabili, accumuli e reti intelligenti per soddisfare le esigenze energetiche e proiettare la Sardegna verso il futuro.</p>
<p><em><strong><a href="http://wejaijb.emctrack.com/trk/click/@f*025j2F7ib38j2f2S1*3=0*81f9f8e0b9f4b*6,3*8efr2fbs9d3a9ffs0d1f9*f=0*532370b3862121123*0,8*f7f@elb3fib36x3b8af42*b=9*3390f1001492f7045*2,7*bn8l2i2d1*3=0989f8f0e1b9f0b66,3*8cfi2db*9=3696f9061398f8085,2*7lbi8d2*2=16390889f5f7e2b6f,b*6k3U83fL2Ib39f3n9of30*1=94f-0" target="_blank" rel="noopener noreferrer" data-auth="NotApplicable" data-linkindex="3">Clicca QUI per rivedere il webinar &gt;&gt;</a></strong></em></p>
</div>
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		<title>Incendi, Apocalisse Sardegna, non chiamiatele calamita’</title>
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		<dc:creator><![CDATA[WWF]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 28 Jul 2021 07:51:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[incendi sardegna]]></category>
		<category><![CDATA[incendio]]></category>
		<category><![CDATA[mediterraneo in fiamme]]></category>
		<category><![CDATA[roghi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Solo il 4% degli incendi è dovuto a cause naturali, nella maggioranza dei casi si tratta di crimini contro il pianeta Assenza di cura e manutenzione del territorio e crisi climatica alla base del disastro In fumo un immenso patrimonio di biodiversità, una ferita gravissima al paesaggio e al capitale naturale dell’isola. Nel solo 2020 [...]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;">Solo il 4% degli incendi è dovuto a cause naturali, nella maggioranza dei casi si tratta di crimini contro il pianeta</p>
<p style="text-align: center;">Assenza di cura e manutenzione del territorio e crisi climatica alla base del disastro</p>
<p style="text-align: center;"><em>In fumo un immenso patrimonio di biodiversità, una ferita gravissima al paesaggio e al capitale naturale dell’isola. </em></p>
<p style="text-align: center;"><em>Nel solo 2020 quasi 27.000 ettari di territorio bruciati in Italia<br />
</em></p>
<p style="text-align: center;"><em>Leggi il report <a href="https://sardegnarinnovabile.org/wp-content/uploads/2021/07/Mediterraneo-in-fiamme.pdf">&#8216;Mediterraneo in fiamme&#8217;</a><br />
</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Un disastro immane che ha azzerato la biodiversità, distrutto interi ecosistemi, carbonizzato boschi secolari, sterminato migliaia di animali: dai mammiferi agli uccelli, dagli insetti agli anfibi e ai rettili. Enormi porzioni di paesaggio sono ormai irriconoscibili.  Un disastro immane, per l&#8217;agricoltura, la pastorizia e le migliaia di persone coinvolte che ha alla base precise responsabilità umane che si chiamano assenza di cura e manutenzione del territorio (fondamentali per la prevenzione degli incendi) e cambiamento climatico.</p>
<p><em>&#8220;Dobbiamo smettere di pensare ai nostri boschi solo dopo che si verificano immani tragedie come questa, con costosi interventi straordinari o emergenziali. È necessario investire sulla prevenzione attraverso una quotidiana gestione e cura del territorio</em>&#8211; <strong>ha dichiarato Carmelo Spada, Delegato WWF per la Sardegna-</strong>. <em>Appena terminata l’emergenza dovranno essere accertate le responsabilità e puniti i colpevoli e si dovranno adottare tutte le misure previste dalla legge per il ripristino dell’ambiente come il divieto di pascolo e di caccia&#8221;. </em></p>
<p>Gli incendi che nelle ultime 48 ore hanno devastato l&#8217;oristanese (circa 20 mila gli ettari interessati dal fuoco) non hanno risparmiato nemmeno l&#8217;olivastro millenario di Cuglieri, un vero e proprio biglietto da visita per la Sardegna occidentale e i suoi abitanti. Oggi di quel maestoso monumento naturale, colpito dalle fiamme anche perché circondato da erba alta, non restano che rami anneriti e fumanti.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>EMERGENZA INCENDI NEL MEDITERRANEO</strong></p>
<p>Come emerge dal report WWF &#8220;<a href="https://sardegnarinnovabile.org/wp-content/uploads/2021/07/Mediterraneo-in-fiamme.pdf">Mediterraneo in fiamme&#8221; </a>l’Italia, con una superficie bruciata media annua di 72.945 ettari, si pone ben al di sopra della media (poco più di 62.000 ettari) ed è terza dietro a Portogallo e Spagna. A fronte di una diminuzione numerica degli incendi, aumenta purtroppo l&#8217;estensione delle superfici percorse dal fuoco. In Italia, nel 2020, si sono verificati 7 incendi che hanno coinvolto aree più estese oltre 500 ettari, il più grande dei quali ha bruciato oltre 3.000 ettari nella provincia di Trapani alla fine di agosto. A partire dal 2017 una nuova generazione di incendi è apparsa nell&#8217;Europa mediterranea, superando per dimensione e portata i grandi incendi. Si tratta dei mega-incendi, che generano vere e proprie tempeste di fuoco. Dal 1° gennaio e fino al 14 luglio EFFIS <em>(European Forest Fire Information System) </em>ha registrato in Italia in totale 157 incendi con superfice maggiore di 30 ettari, mentre la media annua tra il 2008 e il 2020 si attesta a 66. nello stesso arco di tempo (1/1-14/7) la superfice totale incendiata ammonta a 26.931 ettari.</p>
<p><strong>Incendi dolosi.</strong> Gli incendi nella regione mediterranea hanno essenzialmente una componente umana: in media, l&#8217;uomo è responsabile del 96% degli incendi, che possono essere accidentali, causati da negligenza o generati intenzionalmente. Solo il 4% degli incendi è dovuto a cause naturali.</p>
<p>Il progressivo abbandono delle aree rurali e il conseguente recupero della vegetazione spontanea creano condizioni estremamente favorevoli al diffondersi delle fiamme.</p>
<p>L&#8217;aumento degli usi non agricoli dello spazio rurale &#8211; ricreazione, trasporto, vacanza, sub-urbanizzazione – facilitano l’innesco di fuochi accidentali e non. La presenza di una radicata &#8220;cultura del fuoco&#8221; diffusa in tutto il bacino del Mediterraneo a causa della quale la gente usa bruciare per “gestire” i campi, o la fiamma per cucinare all’aperto.</p>
<p>Determinante è inoltre l l’aumento significativo delle temperature medie globali provocate dal cambiamento climatico.</p>
<p><strong>Clima e incendi. </strong>La maggiore incidenza di fenomeni climatici estremi – dovuti al cambiamento climatico &#8211; interagisce con i cambiamenti socio-economici e con l’uso del suolo in Italia e in tutto il Mediterraneo. In Italia il patrimonio forestale costituisce il 35% del territorio nazionale e svolge importanti servizi ecosistemici a favore della collettività, come la tutela idrogeologica, la capacità di assorbimento di carbonio dall’atmosfera, la conservazione della biodiversità, lo svolgimento di attività turistico-ricreative. In Europa si stimano in circa 3 miliardi di euro l’anno i danni prodotti dagli incendi boschivi. Gli scenari climatici definiti dal Centro Euro-Mediterraneo per i Cambiamenti Climatici (CMCC) dimostrano come in Italia, in conseguenza dell’innalzamento della temperatura media, dell’allungamento di periodi siccitosi e della diminuzione di precipitazioni durante l’anno, è previsto un aumento del rischio incendi.  I fattori climatici aumentano il rischio incendi amplificando e rafforzando gli effetti dovuti alla cattiva gestione del territorio. Sempre il CMCC prevede nel nostro paese, nei prossimi decenni, un incremento del rischio incendi superiore al 20% in tutti gli scenari climatici e un allungamento della stagione degli incendi compreso tra 20 e 40 giorni. Questi fenomeni potranno determinare in Italia un aumento delle superfici percorse da incendi compreso tra il 21% e il 43% a seconda dello scenario considerato.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p align="center"><strong>Le 5 raccomandazioni del WWF per ridurre il rischio e l’incidenza degli incendi nel bacino del Mediterraneo</strong></p>
<p>1. <strong>RIDURRE L&#8217;ALTO TASSO DI INCIDENTI E PORRE FINE ALL&#8217;IMPUNITÀ</strong> attraverso la prevenzione e le condanne agli incendiari.</p>
<p>2. <strong>RIDURRE L&#8217;INFIAMMABILITÀ DEL PAESAGGIO</strong> attraverso piani di prevenzione efficaci e la mappatura delle aree a rischio.</p>
<p>3. <strong>MIGLIORARE LE CAPACITÀ DI DIFESA CIVILE,</strong> attraverso il miglioramento del coordinamento delle emergenze e l&#8217;educazione alla cultura del rischio.</p>
<p>4. <strong>MIGLIORARE LA GOVERNANCE DELLA GESTIONE DEGLI INCENDI,</strong> potenziando il coordinamento della prevenzione e della soppressione.</p>
<p>5. <strong>CONTRASTARE EFFICACEMENTE LA CRISI CLIMATICA, </strong>riducendo le emissioni di gas serra e aumentando la capacità di assorbimento di foreste e altri ecosistemi. Le istituzioni devono accelerare la transizione energetica verso un futuro senza combustibili fossili (carbone, petrolio e gas) con politiche che spingano in modo molto più ambizioso le energie rinnovabili assieme a risparmio ed efficienza energetica. Bisogna inoltre varare finalmente il Piano Nazionale di Adattamento, nonché i piani Regionali.</p>
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		<title>Sardegna, dal carbone alle rinnovabili entro il 2025 si può, lo studio</title>
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		<dc:creator><![CDATA[WWF]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 22 Jul 2021 12:25:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[rinnovabile]]></category>
		<category><![CDATA[sardegna]]></category>
		<category><![CDATA[sardegna rinnovabile]]></category>
		<category><![CDATA[transizione energetica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Chiudere gli impianti di produzione di energia elettrica alimentati a carbone entro il 2025, e decarbonizzare il sistema energetico al 2050 in Sardegna, evitando nuovi investimenti in combustibili fossili, è possibile e porta molti posti di lavoro. Lo dimostra lo studio, realizzato per conto del WWF dall’Università di Padova e dal Politecnico di Milano, “Una [...]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Chiudere gli impianti di produzione di energia elettrica alimentati a carbone entro il 2025,</strong> e decarbonizzare il sistema energetico al 2050 in Sardegna, evitando nuovi investimenti in combustibili fossili, è possibile e porta molti posti di lavoro. Lo dimostra lo studio, realizzato per conto del WWF dall’Università di Padova e dal Politecnico di Milano, “Una valutazione socio-economica dello scenario rinnovabili per la Sardegna”. Lo studio rileva anche che nuovi investimenti in combustibili fossili potrebbero rallentare il processo di transizione energetica dell’isola e rappresentare solo un costo per la collettività.</p>
<p>Date le caratteristiche geografiche, economiche e infrastrutturali dell’Isola (geograficamente isolata, con un potenziale interessante di sviluppo delle rinnovabili) e considerata l’assenza di rete gas, l’Isola può rappresentare un contesto particolare nel percorso di decarbonizzazione nazionale.</p>
<p><strong>La Sardegna deve emanciparsi dal carbone </strong>e dallo scarso sviluppo delle infrastrutture energetiche e di trasporto, ed è fra le regioni che più hanno potenziale di transitare direttamente ad un sistema energetico in linea con le ambizioni comunitarie al 2050, grazie all’ampio potenziale di fonti energetiche rinnovabili e un parco infrastrutturale energetico già obsoleto e pronto al <strong>rinnovamento. </strong></p>
<p>Lo studio si basa sull’idea che sia di interesse strategico considerare nelle valutazioni di costo/beneficio degli investimenti infrastrutturali nel settore energetico sardo, un orizzonte temporale in linea con gli scenari di decarbonizzazione di medio e lungo periodo. Per questo motivo è necessario identificare le soluzioni su cui indirizzare gli investimenti, minimizzando il rischio di soluzioni “transitorie” che rallenterebbero il processo di transizione energetica dell’isola con costi non recuperabili a carico della collettività.</p>
<p>Nel lungo periodo il gas metano non è compatibile con un sistema energetico decarbonizzato e i nuovi impianti a fonti fossili non sono più competitivi riguardo i costi, se confrontati con fonti di energia pulita come eolico e fotovoltaico.</p>
<p>Per mantenere in sicurezza il sistema elettrico sardo,<strong> lo studio ipotizza due scenari di transizione al 2025-2030, </strong>senza prevedere investimenti nel metano: sviluppo di impianti di pompaggio per una capacità complessiva di 400 MW (come proposto anche da Terna), sviluppo di generazione a idrogeno verde associata ad impianti di accumulo del vettore stesso. In questo scenario di transizione l’idrogeno viene utilizzato solamente per il bilanciamento elettrico e il livello di elettrificazione è considerato a metà strada rispetto al 2050. Le simulazioni suggeriscono che la dismissione degli impianti a carbone sardi non deve essere necessariamente accompagnata dalla realizzazione di nuovi impianti termoelettrici a metano, ma può essere sostituita da nuovi impianti di pompaggio o nuovi impianti Power-To-Hydrogen.</p>
<p><strong>Il gas naturale non viene considerato nemmeno nel medio termine</strong> come un’alternativa tecnologica “ponte”. Soprattutto l’impiego di capitali per una nuova rete del gas o per impianti a metano, espone al rischio di attivi non recuperabili (gli stranded asset) e all’effetto lock-in degli investimenti, diventando anche una barriera al sistema di incentivazione per le FER e l’efficienza energetica.</p>
<p>La Sardegna inoltre potrebbe rappresentare il contesto ideale per anticipare anche la penetrazione della filiera idrogeno verde nei sistemi elettrici.</p>
<p><strong>Analisi costi-benefici e ricadute occupazionali.</strong> Il lavoro, inoltre, fornisce un’analisi dei costi e benefici legati allo sviluppo degli scenari green proposti. La velocità con cui la transizione verso fonti energetiche rinnovabili avrà luogo dipenderà sia dai futuri costi di queste tecnologie.</p>
<p>La realizzazione degli scenari al 2030 necessita di circa 3-4 miliardi di euro di investimenti nel periodo 2021-2030, mentre per lo scenario di neutralità climatica al 2050, gli investimenti addizionali richiesti sono stati valutati in circa 18-20 miliardi di euro.</p>
<p><strong>Di notevole importanza anche le ricadute economiche ed occupazionali.  </strong>Al 2030 gli occupati diretti nel settore delle rinnovabili potrebbero ammontare a circa 3.000-4.000 unità a seconda delle diverse configurazioni. Al 2050, invece, gli occupati diretti potrebbero salire a circa 8.000-9.000 unità.</p>
<p>Per questo, emerge dallo studio che l’ipotesi di puntare alla metanizzazione oltre ad essere in contrasto con i contenuti degli accordi internazionali sul clima, limita il processo di transizione energetica.</p>
<p>L’isola non può investire sulla costruzione di dorsali, mini-dorsali, rigassificatori e nuovi cicli combinati, che la renderebbero dipendente dal gas fossile per i prossimi decenni, ma deve trarre vantaggio dalla <strong>disponibilità praticamente inesauribile di fonti rinnovabili i</strong>n luogo di quelle fossili, che oggi invece è costretta ad importare con rilevanti costi economici ed ambientali. Con l’implementazione degli scenari proposti al 2030 e 2050, la Sardegna potrebbe non solamente superare i target europei sulle emissioni di gas serra, ma bensì anticiparli, ponendosi in tal modo a livello globale come esempio di modello virtuoso di un epocale cambio di paradigma sistemico.</p>
<p>“Lo studio condotto insieme al Politecnico” afferma il <strong>prof. Arturo Lorenzoni</strong> <strong>che ha coordinato lo studio</strong> insieme alla prof. Paola Valbonesi e alla prof. Chiara D’Alpaos per il Centro Studi Levi Cases dell’Università degli Studi di Padova, “ci ha offerto la possibilità di verificare la desiderabilità di una transizione rapida verso le fonti rinnovabili, conveniente sul piano economico in primo luogo, oltre che ambientale. Infatti, anche prescindendo dalla valutazione dei benefici su scala globale, che ispirano le politiche europee e nazionali, si è visto che l’economia locale ha vantaggio dalla conversione verso le fonti rinnovabili. Investimenti ulteriori nelle fonti fossili avrebbero l’effetto di rimandare una conversione reale verso le fonti decarbonizzate. La Sardegna è un sistema isolato interessante da studiare, perché mostra come sistemi più ampi possano essere pensati in futuro come un insieme di sistemi privi di combustibili fossili, bilanciati su scala locale e interconnessi.</p>
<p>“Lo studio smentisce molte delle dichiarazioni che si leggono in questi giorni sui giornali della nostra isola –dice<strong> Carmelo Spada, Delegato del WWF Italia per Sardegna- </strong>il gas è il passato, le rinnovabili sono il futuro e assicurano che il ‘combustibile’ (sole e vento) sia sempre disponibile in natura. Chi pensa di metanizzare oggi la Sardegna e basarsi sul gas per altri 30 anni non ha certo a cuore né i posti di lavoro, né l’indipendenza energetica dell’isola. Peraltro, proprio in Sardegna hanno enormi potenzialità anche le comunità energetiche, fortemente legate ai territori e alla realtà dei comuni dell’entroterra sardo. La ricetta per lo sviluppo sostenibile dell’isola è a portata di mano, chi vorrebbe prendere altre strade non lo fa certo nell’interesse dei sardi.  La totale eliminazione delle fonti fossili nella produzione di energia in Sardegna deve avvenire grazie alle <strong>fonti rinnovabili</strong> (sole e vento) che potranno e dovranno essere rispettose dei valori paesaggistici, culturali e ambientali dell’isola”.</p>
<p>Il report integrale nella <a href="http://wcgbjib.emctrack.com/trk/click/@f*025j2F7ib38j2f2S1*3=0*81f8f9e1b6f2b*6,3*8efr2fbs9d3a9ffs0d1f9*f=0*532370b3862121123*0,8*f7f@elb3fib36x3b8af42*b=9*3299f8001099f9045*2,7*bn8l2i2d1*3=0989f8f1e0b8f3b86,3*8cfi2db*9=3696f9061398f8085,2*7lbi8d2*2=17300189f9f0e0b6f,b*6k3U83fL2Ib39f3n9of30*1=92f-0" target="_blank" rel="noopener noreferrer" data-auth="NotApplicable" data-linkindex="1"><strong>sezione pubblicazioni del sito WWF &gt;&gt;</strong></a></p>
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		<title>In Sardegna nascono due nuove comunità energetiche rinnovabili, a Villanovaforru e Ussaramanna.  Si estende la rete dei comuni che coniugano benefici sociali e ambientali</title>
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		<pubDate>Mon, 22 Feb 2021 08:47:41 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Altri due paesi nel Sud Sardegna, Villanovaforru e Ussaramanna (rispettivamente 680 e 512 abitanti) scommettono sul fotovoltaico e sulla interconnessione energetica. Un progetto innovativo per i territori della Marmilla e del Medio Campidano che hanno deciso di puntare su un nuovo modello di produzione basato sull’efficienza energetica e sulle fonti rinnovabili. In passato le Amministrazioni [...]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Altri due paesi nel Sud Sardegna, Villanovaforru e Ussaramanna (rispettivamente 680 e 512 abitanti) scommettono sul fotovoltaico e sulla interconnessione energetica. Un progetto innovativo per i territori della Marmilla e del Medio Campidano che hanno deciso di puntare su un nuovo modello di produzione basato sull’efficienza energetica e sulle fonti rinnovabili.</p>
<p>In passato le Amministrazioni dei due paesi avevano espresso la propria contrarietà al progetto di metanizzazione della Sardegna, ponendosi come obiettivo l&#8217;abbandono dei combustibili fossili per investire sulle nuove fonti rinnovabili.</p>
<p>E va proprio verso questa direzione il progetto messo in campo dai due paesi per la costituzione della comunità energetica, con lo scopo da un lato di produrre energia pulita e dall’altra ridurre i costi della bolletta a famiglie e imprese.</p>
<p>Dopo Benetutti e Berchidda, le prime due municipalità sarde energeticamente autosufficienti grazie al modello di comunità innovativo, e Borutta una delle prime dodici comunità italiane totalmente autosufficienti, ora anche Villanovaforru e Ussaramanna si muovono verso questa direzione per dar vita a un nuovo modello di produzione che consenta a cittadini, PMI e Enti locali di aggregarsi per produrre insieme e condividere energia rinnovabile, determinando benefici economici, ambientali e sociali sia per i membri che vi partecipano che per il territorio.</p>
<p>I due Comuni si sono uniti per portare avanti un progetto all’avanguardia che possa rendere autonomi i paesi dal punto di vista energetico.<br />
Non si può pertanto prescindere dalla partecipazione attiva della popolazione, per questo, attraverso alcuni incontri pubblici, le due Amministrazioni vogliono informare i cittadini sull’importanza del progetto, in modo da avere una gestione consapevole dell&#8217;energia e delle sue implicazioni ambientali.</p>
<p>Villanovaforru e Ussaramanna sono oggi pronti a creare una comunità energetica, ed hanno individuato tra gli immobili pubblici, le superfici idonee all’installazione dell’impianto fotovoltaico. Grazie al sostegno del Comune, chi partecipa e aderisce non dovrà sostenere costi, né dovrà cambiare il proprio fornitore di energia elettrica. I membri della comunità non devono installare a casa propria alcun pannello fotovoltaico, tranne una piccola scatoletta-contatore che misura i consumi di ciascuno.</p>
<p>Ognuno continuerà a pagare le sue bollette, ma allo stesso tempo <strong>incasserà le entrate della comunità: circa 120-130 euro</strong> per ogni megawattora di energia prodotta ogni anno in orario diurno.</p>
<p>Si tratta di un progetto pilota che per il momento, in questa prima fase, a Villanovafforru servirà 160 utenze, vale a dire la maggioranza di quelle del centro abitato.</p>
<p>Una vera e propria sfida per questi due paesi che si concretizzerà entro 1 anno, dando vita a una vera e propria rete sociale che porterà vantaggi di lungo periodo per i suoi abitanti, chiamati in questo momento a credere nell’efficacia del progetto, nell’aspetto economico e sociale dell’iniziativa, perché poi saranno i consumatori a diventare protagonisti del mercato energetico.</p>
<p>Uno scenario che favorisce la nascita di <strong>comunità virtuose</strong><strong>,</strong> che decidono in prima persona dove e come produrre l’energia che consumano. <strong>Sardegna Rinnovabile</strong> invita le Amministrazioni locali di altri Comuni Sardi a seguire questi esempi, cogliendo in pieno la sfida legata al nuovo sistema energetico.</p>
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